Passa ai contenuti principali

Fotocamere da esibire

In questo articolo vorrei affrontare un fenomeno curioso, del quale si parla poco ma che, ne sono certo, tutti conoscono: l’utilizzo della fotocamera come accessorio da esibire per attirare l’attenzione degli altri.

Foto di zero take su Unsplash

Ad essere onesti, non tutte le fotocamere si prestano egualmente ad assumere tale ruolo: le più gettonate sono indubbiamente le Leica a telemetro (analogiche o digitali), o le mirrorless che vi somigliano; linee pulite e nette senza antiestetiche impugnature a "L" le rendono particolarmente belle da vedere. Ma la stessa cosa avviene, per esempio, con svariate fotocamere vintage, spesso utilizzate come accessori per composizioni o ritratti.

Dicevamo, quando si ha a che fare con una fotocamera "bella", l'attenzione ne è indubbiamente attratta. Migliaia di immagini che scorrono sui social ci mostrano persone nell’atto di utilizzare una fotocamera, magari scattandosi il classico autoritratto nello specchio, o semplicemente passeggiare portandola a tracolla. Le immagini che ho scelto per l’articolo rendono probabilmente l’idea meglio di mille parole.
E’ interessante il fatto che anche i produttori di macchine fotografiche questa tendenza l’hanno fiutata da tempo e sembrano incoraggiarla nelle loro campagne pubblicitarie, utilizzando immagini del genere, magari facendo impugnare la fotocamera a modelli/e di bell’aspetto.
Ma è proprio vero che la gente usa le fotocamere come oggetto da esibire? Un po’ come è avvenuto per gli orologi da polso classici, che nell’epoca degli smartphone sono divenuti soltanto monili da indossare, stiamo davvero assistendo al relegamento delle macchine fotografiche a mero accessorio da abbinare al vestito?

Foto di Beyza Yılmaz su Unsplash

Rispondere a questa domanda implica conoscere quello che passa per la testa di ogni acquirente, cosa ovviamente impossibile.
Difficilmente il professionista, che di fotografia ci vive, metterà tale idea al primo posto al momento di acquistare attrezzature; forse, una maggiore influenza avverrà nei confronti del collezionista, che compra le fotocamere non tanto per le mere prestazioni tecniche o pratiche, ma anche per l’estetica e per quello che tali macchine rappresentano (o hanno rappresentato, nel caso di modelli vecchi): questa l’ha usata Tizio, quest’altra la usa Caio, ci ha scattato quella determinata foto…
E magari, il principale utilizzo di quella specifica macchina non è tanto per fotografarci, ma per diventare essa stessa il soggetto di foto, magari in qualche composizione still life o, alla peggio, di qualche scatto realizzato col cellulare solo per mostrarla agli amici collezionisti.
Siamo di fronte al comportamento, perfettamente spiegabile, di chi ama gli oggetti che colleziona. Se un numismatico facesse delle foto alle proprie monete, cosa ci sarebbe di strano?

Foto di DAVIDSON L U N A su Unsplash


Un altro caso da considerare è quello di chi ama ostentare il lusso. Mentre il collezionista trae dalla sua collezione un piacere personale, ammirandola più e più volte senza bisogno di mostrarla ad altri, l’esibizionista ricerca attivamente le reazioni degli altri; che sia per attirare l’attenzione, per vederli rodersi d’invidia, o chissà per cos’altro, si tratta di un piacere da soddisfare obbligatoriamente in società.
Ad ogni modo, per ostentare lusso, bisogna possedere qualcosa che sia immediatamente identificato come “oggetto di lusso” dagli altri. Si badi bene, lusso e qualità non sono sinonimi: un oggetto di qualità non è necessariamente qualcosa di lusso. Nell’ambito della fotografia, hobby decisamente non a buon mercato, molte attrezzature possono essere definite “di qualità”, ma non potrebbero essere definite “di lusso”. Questo perché il lusso è un concetto legato non tanto alla performance di un oggetto, ma a quello che esso rappresenta.
Faccio un esempio pratico: un supertele del costo di alcune migliaia di euro, qualunque sia la sua marca, sarà probabilmente un oggetto dalle buone prestazioni, ma difficilmente avrà una funzione rappresentativa. Diverso invece è il caso di una fotocamera Leica.

Foto di Howen su Unsplash

E’ assodato che Leica da molto tempo sia un sinonimo di lusso: le fotocamere col bollino rosso hanno un costo che le distacca decisamente dalla massa delle altre, comprese quelle più qualitative. Questo aspetto è emblematico: a costare tanto non sono solo corpi macchina e ottiche, ma qualunque accessorio, anche il più umile, sul quale venga inciso quel marchio.
Se in parte tali prezzi sono motivati dalla qualità dei materiali e da un lavoro artigianale di assemblaggio e di personalizzazione delle componenti, è inutile negare che in gran parte sono conseguenza diretta dell’importanza assunta dal brand: le Leica assumono un valore simbolico in quanto i grandi fotografi del passato, e anche del presente, le hanno rese famose utilizzandole per degli scatti divenuti iconici.
Arrivati a un tale livello di prestigio già da molti anni (ben prima dell’avvento del digitale), era inevitabile che il marketing prendesse in considerazione tanto il settore del collezionismo fotografico che quello del vero e proprio lusso, con tutto ciò che vi gravita attorno.
Le finiture di una Leica (rivestimento, colorazione, custodia, ecc.) possono essere personalizzate, così come avviene per le automobili di pregio. Anche se molti produttori di macchine fotografiche tendono a offrire i loro modelli in differenti colori, qui siamo ad un livello decisamente più alto. D’altra parte, non ci si potrebbe aspettare diversamente da un marchio i cui rivenditori ufficiali sono denominati “boutique”.

Ma torniamo alla questione iniziale: chi acquista una fotocamera per la sua estetica, poi la usa per esibirla? Potrebbe essere, e la cosa non deve neppure scandalizzare troppo; vi sono infatti tante altre abitudini, all’interno della comunità dei fotoamatori, che farebbero storcere il naso a molti. Per esempio, vi è chi non lavora i raw, limitandosi a condividere sul proprio smartphone le immagini jpeg e ritoccandole con i filtri; su Instagram si fa comunque un figurone! E secondo voi, fra tutti quelli che postano le loro foto col watermark (con tanto di Ph), non ve ne sarà magari qualcuno che non ha mai utilizzato la fotocamera in modalità manuale?
Se vi sono persone con disponibilità economiche tali da permettersi di acquistare fotocamere costose e poi non le usano per fare foto, beh cosa dobbiamo dire? Non ci resta altro da fare che consigliare loro i vestiti a cui potrebbero abbinarle meglio!
Per quanto possa sembrare strano questo comportamento, chi lo segue ha fornito l’idea per questo articolo e per l’eventuale dibattito che ne seguirà!

Fatemi sapere cosa ne pensate al riguardo.
A presto!


Alessandro “Prof BC” Agrati @agratialessandro


>> Link elenco Reflexioni <<


Commenti

  1. Trovo l’articolo davvero interessante e stimolante. Mi ha fatto riflettere su come, oggi, la fotocamera sia diventata non solo uno strumento per creare immagini, ma anche un simbolo identitario, un oggetto che racconta qualcosa di chi la possiede. Nell’epoca dei social, è quasi inevitabile che anche l’attrezzatura fotografica assuma un valore estetico e di rappresentazione. Tuttavia, penso che questo non tolga nulla al piacere autentico di fotografare: che lo si faccia per passione, per amore dell’oggetto o per gusto dell’immagine, resta comunque un modo di esprimere sé stessi e il proprio rapporto con la fotografia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È proprio il punto che volevamo discutere in questo articolo. Grazie per il commento!

      Elimina

Posta un commento

Nel lasciare i commenti vi invitiamo a utilizzare un linguaggio adeguato. Qualora dovessimo ritenere che un commento possa essere in qualche modo offensivo saremo costretti ad eliminarlo.

Gli articoli più letti

A tu per tu - Emanuele Balboni

Emanuele Balboni, del quale abbiamo avuto modo di visionare le foto pubblicate su Instagram, è un fotografo dedito in particolar modo alla fotografia notturna di paesaggi, con alcune concessioni all’astrofotografia. Nelle sue immagini, quasi tutte catturate a partire dal crepuscolo, la presenza degli astri e in particolar modo della luna contribuiscono a valorizzare il soggetto.  © Emanuele Balboni Raccontaci di te e come ti sei avvicinato alla fotografia. Sono un astrofisico e di mestiere faccio il divulgatore scientifico presso Infini.to, il Planetario di Torino. Mi sono avvicinato alla fotografia incuriosito dalla vecchia reflex di mio padre, con cui ho anche cominciato a fare qualche scatto su pellicola.  Quali sono i tuoi fotografi di riferimento?  Ce ne sono diversi! Per quanto riguarda l’astrofotografia paesaggistica vorrei citare Petr Horálek, Yuri Beletsky e Babak Tafreshi; di quest'ultimo, in particolare, ho fatto mia la filosofia di realizzare immagini il più...

Canon FD 50mm F 1.4 (S.S.C.II) - Recensione

QUALITA’ COSTRUTTIVA ll Canon FD 50mm F 1.4 presenta una costruzione solida, interamente di metallo. Di questo materiale infatti sono costituiti il corpo principale, la filettatura dei filtri e le ghiere, con quella di messa a fuoco rivestita di gomma zigrinata. L’obiettivo risulta solido e ben assemblato, con giochi minimi; sono presenti piccole viti a vista, non fastidiose. ERGONOMIA L'obiettivo si presenta leggermente più pesante e voluminoso rispetto alla media della categoria, tuttavia portarlo con sé non costituirà mai un problema. La ghiera dei diaframmi ruota in senso antiorario da F1.4 a F16, con scatti ogni mezzo stop; questi risultano essere un po’ troppo ravvicinati. Non è un grosso difetto, ma una maggiore spaziatura sarebbe stata preferibile, spesso infatti capita di sbagliare valore. La ghiera di messa a fuoco compie due terzi di giro in senso orario da infinito a 45 centimetri, quindi presenta un’ottima corsa utile sul campo; la sezione ridotta tuttavia ne limita...

Helios 44 58mm F 2.0 (versione 44M) - Test di qualità ottica

  La storia dell'Helios 44 è strettamente legata a quelle delle reflex sovietiche Zenit, costituendo l'ottica standard per molti modelli delle stesse. Come altri obiettivi sovietici, anche questo è stato copiato da un'ottica Zeiss, in questo caso dal Biotar. Nato alla fine degli anni '50 nelle officine KMZ, l'Helios 44 continuò a essere prodotto, anche in altri stabilimenti, fino alla fine degli anni '90; con un periodo di produzione così lungo, vi sono così tante varianti e sottovarianti di quest'ottica da rendere difficile elencarle tutte. I primi Helios 44, di color argento, avevano un innesto a vite con filettatura M39, identica a quella Leica, ma tiraggio più lungo, pari a quello dell'innesto M42. Questi obiettivi sono piuttosto ricercati dai collezionisti e dagli amanti del bokeh, anche per via del diaframma con 13 lamelle (nelle versioni successive verranno diminuite). Le differenze tra i vari Helios 44 successivi, identificati da lettere e numeri...