La Zorki (Зоркий), conosciuta anche come Zorki 1, è una fotocamera a telemetro per pellicola 35mm (formato 36x24) a funzionamento meccanico, prodotta in Unione Sovietica dalle officine KMZ tra la fine degli anni ‘40 e la metà degli anni ‘50.
Sostanzialmente è la riproposizione di un’altra macchina sovietica, la Fed, nata negli anni ‘30 e copiata dalla Leica II.
Durante la guerra le officine Fed furono danneggiate, pertanto la produzione venne spostata momentaneamente in quelle della KMZ. Ripristinate le officine Fed, anche KMZ continuò a produrre il medesimo modello di fotocamera, cambiandogli soltanto il nome in “Fed-Zorki”(1948-1949), che divenne poi semplicemente “Zorki” (1949-1955), aggettivo russo che sta per “nitido” o “acuto” (nel senso di vista acuta).
Di questa fotocamera esistono alcune varianti, per le quali rimandiamo all’ottimo sovietcams.com; dal mero punto di vista dell’utilizzabilità, le differenze degne di nota tra una variante e l’altra sono la presenza o meno del pulsante di scatto filettato e la gamma dei tempi selezionabili sulla ghiera.


PRO
Estetica
Piccole dimensioni
Compatibile con molti accessori e obiettivi
CONTRO
Difficoltà d’uso
Mancano occhielli per tracolla
Sostanzialmente è la riproposizione di un’altra macchina sovietica, la Fed, nata negli anni ‘30 e copiata dalla Leica II.
Durante la guerra le officine Fed furono danneggiate, pertanto la produzione venne spostata momentaneamente in quelle della KMZ. Ripristinate le officine Fed, anche KMZ continuò a produrre il medesimo modello di fotocamera, cambiandogli soltanto il nome in “Fed-Zorki”(1948-1949), che divenne poi semplicemente “Zorki” (1949-1955), aggettivo russo che sta per “nitido” o “acuto” (nel senso di vista acuta).
Di questa fotocamera esistono alcune varianti, per le quali rimandiamo all’ottimo sovietcams.com; dal mero punto di vista dell’utilizzabilità, le differenze degne di nota tra una variante e l’altra sono la presenza o meno del pulsante di scatto filettato e la gamma dei tempi selezionabili sulla ghiera.
DATI TECNICI
Tipo: telemetro 35mm (36x24)
Innesto: M39 (LTM)
Peso: circa gr.520
Misure: 135x70x33 mm
Gamma tempi: 1/20–1/30-1/40-1/60-1/100-1/200-1/500 + B (in alcune varianti la gamma tempi è differente)
Esposimetro: No
Flash: non sincronizzata
Innesto: M39 (LTM)
Peso: circa gr.520
Misure: 135x70x33 mm
Gamma tempi: 1/20–1/30-1/40-1/60-1/100-1/200-1/500 + B (in alcune varianti la gamma tempi è differente)
Esposimetro: No
Flash: non sincronizzata
QUALITA' COSTRUTTIVA
Macchina costruita quasi interamente in metallo, la Zorki appare come un oggetto solido; anche l’assemblaggio è ragionevole, con giochi minimi.
Tuttavia, bisogna notare una certa carenza per quanto riguarda le finiture. Si tratta più che altro di dettagli estetici, ma nell’esemplare esaminato l’iscrizione col nome e il marchio di fabbrica risultano quasi evanescenti, segno di una cattiva incisione.
Tuttavia, bisogna notare una certa carenza per quanto riguarda le finiture. Si tratta più che altro di dettagli estetici, ma nell’esemplare esaminato l’iscrizione col nome e il marchio di fabbrica risultano quasi evanescenti, segno di una cattiva incisione.
ERGONOMIA
La Zorki non ha accenni di impugnatura e non sono stati aggiunti occhielli per agganciare cinghie o tracolle. Le piccole dimensioni, combinate con l’utilizzo di un’ottica retrattile, la rendono però un oggetto facilmente trasportabile in borse e zaini, nonché nella tasca di un giaccone.
L’utente di questa fotocamera deve confrontarsi principalmente con due caratteristiche peculiari: il caricamento della pellicola e la regolazione dei tempi.
L’accesso al vano pellicola avviene nello stesso modo di molte macchine Leica; il dorso della fotocamera è fisso, a distaccarsi è solamente il fondello, ruotando in posizione “aperto” (откр) il meccanismo di chiusura.
L’utente di questa fotocamera deve confrontarsi principalmente con due caratteristiche peculiari: il caricamento della pellicola e la regolazione dei tempi.
L’accesso al vano pellicola avviene nello stesso modo di molte macchine Leica; il dorso della fotocamera è fisso, a distaccarsi è solamente il fondello, ruotando in posizione “aperto” (откр) il meccanismo di chiusura.
Dopodiché, si estrae il rocchetto ricevente dalla sua posizione e ci si aggancia la coda della pellicola. Questa va però tagliata più lunga del normale, come si vede nell’immagine sottostante, altrimenti c’è il rischio di non riuscire a inserire correttamente rullino e rocchetto ricevente negli appositi vani.
Questa è senza dubbio l’operazione di caricamento più scomoda tra tutte le macchine 35mm che utilizzano cartucce standard. Va tuttavia aggiunto che, grazie a questa caratteristica, non si avranno mai problemi con le infiltrazioni di luce, a meno che lo stesso corpo macchina non venga danneggiato gravemente.
Tutti i principali comandi della Zorki si trovano sulla calotta superiore: ghiera di avanzamento pellicola, pulsante di scatto, ghiera tempi, levetta di blocco-sblocco riavvolgimento e nottolino di riavvolgimento.
L’avanzamento del rullo avviene da sinistra verso destra, ruotando l’apposita ghiera, caratterizzata da un movimento piuttosto fluido. Alla base della stessa è presente il contafotogrammi, da settare manualmente sullo 0 una volta fatti i soliti due scatti a vuoto.
Una volta terminata la pellicola, si dovrà spostare la levetta blocco-sblocco in posizione в per consentire il riavvolgimento, da effettuare poi ruotando l’apposito nottolino, estendibile per comodità.
Tutti i principali comandi della Zorki si trovano sulla calotta superiore: ghiera di avanzamento pellicola, pulsante di scatto, ghiera tempi, levetta di blocco-sblocco riavvolgimento e nottolino di riavvolgimento.
L’avanzamento del rullo avviene da sinistra verso destra, ruotando l’apposita ghiera, caratterizzata da un movimento piuttosto fluido. Alla base della stessa è presente il contafotogrammi, da settare manualmente sullo 0 una volta fatti i soliti due scatti a vuoto.
Una volta terminata la pellicola, si dovrà spostare la levetta blocco-sblocco in posizione в per consentire il riavvolgimento, da effettuare poi ruotando l’apposito nottolino, estendibile per comodità.
L’otturatore è costituito da tendine in tela a scorrimento orizzontale; si arma facendo avanzare la pellicola, rendendo impossibili le esposizioni multiple.
Vi è un dettaglio molto importante, da tenere presente quando si utilizza la Zorki (e molte altre fotocamere derivate dalla Leica): l’impostazione dei tempi può avvenire unicamente con l’otturatore carico.
Il meccanismo è infatti collegato con il selettore e, ruotando la ghiera di avanzamento film per armare l’otturatore, ruota anche la ghiera dei tempi. Solo col meccanismo carico si potrà modificare il tempo di esposizione, tirando il selettore verso l’alto, ruotandolo fino a far coincidere il tempo desiderato con l’indicatore per poi rilasciarlo in posizione.
Qualora l’utente, per inesperienza o mera dimenticanza, cambierà il tempo ad otturatore scarico, si verificherà puntualmente un malfunzionamento: nel migliore dei casi il meccanismo riprenderà a caricare correttamente le tendine dopo aver girato a vuoto e fatto avanzare la pellicola di alcuni fotogrammi (che andranno sprecati), nel peggiore lo stesso potrebbe bloccarsi del tutto.
Altra peculiarità legata a questo meccanismo è che, anche nel momento in cui si scatta, la ghiera dei tempi ruota; la presenza di intralci (per esempio le dita del fotografo) che vanno a rallentarne la rotazione può portare a foto mosse.
Nota di colore, nella maggior parte delle versioni di Zorki la posa B viene indicata come “Z” (zeit), a copiare la denominazione tedesca utilizzata nelle Leica.
Il pulsante di scatto è filettato per permettere l’utilizzo di un flessibile; va però detto che nelle prime versioni di Zorki la filettatura è assente ed è necessario un flessibile specifico che si avvita al colletto del pulsante. Lo scatto ha un suono netto ma piuttosto discreto; non esiste un blocco di sicurezza per gli scatti accidentali, pertanto è meglio caricare il meccanismo nel momento in cui si vuole effettivamente fotografare.
Vi è un dettaglio molto importante, da tenere presente quando si utilizza la Zorki (e molte altre fotocamere derivate dalla Leica): l’impostazione dei tempi può avvenire unicamente con l’otturatore carico.
Il meccanismo è infatti collegato con il selettore e, ruotando la ghiera di avanzamento film per armare l’otturatore, ruota anche la ghiera dei tempi. Solo col meccanismo carico si potrà modificare il tempo di esposizione, tirando il selettore verso l’alto, ruotandolo fino a far coincidere il tempo desiderato con l’indicatore per poi rilasciarlo in posizione.
Qualora l’utente, per inesperienza o mera dimenticanza, cambierà il tempo ad otturatore scarico, si verificherà puntualmente un malfunzionamento: nel migliore dei casi il meccanismo riprenderà a caricare correttamente le tendine dopo aver girato a vuoto e fatto avanzare la pellicola di alcuni fotogrammi (che andranno sprecati), nel peggiore lo stesso potrebbe bloccarsi del tutto.
Altra peculiarità legata a questo meccanismo è che, anche nel momento in cui si scatta, la ghiera dei tempi ruota; la presenza di intralci (per esempio le dita del fotografo) che vanno a rallentarne la rotazione può portare a foto mosse.
Nota di colore, nella maggior parte delle versioni di Zorki la posa B viene indicata come “Z” (zeit), a copiare la denominazione tedesca utilizzata nelle Leica.
Il pulsante di scatto è filettato per permettere l’utilizzo di un flessibile; va però detto che nelle prime versioni di Zorki la filettatura è assente ed è necessario un flessibile specifico che si avvita al colletto del pulsante. Lo scatto ha un suono netto ma piuttosto discreto; non esiste un blocco di sicurezza per gli scatti accidentali, pertanto è meglio caricare il meccanismo nel momento in cui si vuole effettivamente fotografare.
La macchina è dotata di un telemetro accoppiato all’obiettivo, con oculare separato da quello del mirino; ruotando la ghiera di messa a fuoco dell’ottica, si potrà vedere l’immagine fantasma nell’area centrale spostarsi, sovrapponendosi o scostandosi a quella principale. Quando le due immagini appaiono sovrapposte perfettamente, il soggetto è a fuoco. L’oculare del telemetro fornisce un’immagine ingrandita del soggetto, per una maggiore precisione nel focheggiare; tuttavia, risulta davvero piccolo.
Il mirino, altro “buco della serratura”, rende un’idea del campo inquadrato dall’ottica standard 50mm, senza fornire altre indicazioni. Inquadrare e mettere a fuoco sarebbero indubbiamente operazioni più facili con mirini e oculari più grandi, magari dotati di correzione diottrica.
Il cambio delle ottiche avviene semplicemente svitandole e avvitandole, con l’unica attenzione di impostare la messa a fuoco delle stesse alla minima distanza.
Nota a parte merita l’innesto per il treppiede: come per altre fotocamere della stessa epoca, è basato sulla filettatura 3/8”, pertanto sarà necessario procurarsi un adattatore per poter innestare un moderno treppiede basato sullo standard 1/4”. Oltre a questo, l’innesto non è situato nella parte centrale del fondello, ma verso una delle estremità (anche questa cosa è stata copiata da Leica), caratteristica un po’ insolita per chi non è abituato a questo tipo di fotocamere.
Il mirino, altro “buco della serratura”, rende un’idea del campo inquadrato dall’ottica standard 50mm, senza fornire altre indicazioni. Inquadrare e mettere a fuoco sarebbero indubbiamente operazioni più facili con mirini e oculari più grandi, magari dotati di correzione diottrica.
Il cambio delle ottiche avviene semplicemente svitandole e avvitandole, con l’unica attenzione di impostare la messa a fuoco delle stesse alla minima distanza.
Nota a parte merita l’innesto per il treppiede: come per altre fotocamere della stessa epoca, è basato sulla filettatura 3/8”, pertanto sarà necessario procurarsi un adattatore per poter innestare un moderno treppiede basato sullo standard 1/4”. Oltre a questo, l’innesto non è situato nella parte centrale del fondello, ma verso una delle estremità (anche questa cosa è stata copiata da Leica), caratteristica un po’ insolita per chi non è abituato a questo tipo di fotocamere.
SISTEMA
L’unico accessorio davvero specifico della Zorki è la sua custodia con annessa tracolla; tranne che per poche varianti pregiare e rare, nella maggior parte dei casi è un oggetto di infima qualità, in materiale scadente e dotato di una spiccata tendenza ad ammuffire, pertanto è meglio non averci a che fare.
La Zorki è compatibile con gli obiettivi aventi innesto a vite Leica (M39), che sono decisamente numerosi. Si tratta tuttavia di ottiche datate, a parte alcune eccezioni: lo standard M39 venne infatti abbandonato verso gli anni ‘60 dalla maggior parte delle case produttrici di fotocamere, ed ebbe solo un breve revival con le macchine Bessa e gli obiettivi Cosina-Voigtlander alla fine degli anni ‘90. Gli obiettivi di produzione sovietica sono principalmente copie di ottiche tedesche del periodo tra le due guerre, in particolare degli obiettivi Zeiss Sonnar e Tessar. Solitamente la Zorki veniva venduta con il collassabile Industar 22, un 50mm F 3.5 con schema ripreso dal Tessar. Si tratta di un’ottica molto basica, che rende però la macchina compatta. Vi sono anche obiettivi più interessanti, per esempio le ottiche Jupiter 3 e Jupiter 9, copie rispettivante degli Zeiss Sonnar 50mm F 1.5 e Zeiss Sonnar 85mm F 2. Ad ogni modo le ottiche compatibili vanno dagli ultragrandangolari fino ai teleobiettivi da 135mm (limite standard per le telemetro, che non sono macchine portate per la telefotografia).
Accessori fondamentali sono i mirini ausiliari per le ottiche diverse dal 50mm. Il più interessante è un mirino a revolver di KMZ, che copre le focali 28-35-50-85 e 135mm, permettendo anche la correzione della parallasse. Qualunque mirino innestabile sulla slitta porta accessori può tuttavia essere utilizzato.
Molti altri accessori compatibili possono essere trovati fra quelli destinati ad altre macchine a telemetro o a mirino galileiano.
La Zorki è compatibile con gli obiettivi aventi innesto a vite Leica (M39), che sono decisamente numerosi. Si tratta tuttavia di ottiche datate, a parte alcune eccezioni: lo standard M39 venne infatti abbandonato verso gli anni ‘60 dalla maggior parte delle case produttrici di fotocamere, ed ebbe solo un breve revival con le macchine Bessa e gli obiettivi Cosina-Voigtlander alla fine degli anni ‘90. Gli obiettivi di produzione sovietica sono principalmente copie di ottiche tedesche del periodo tra le due guerre, in particolare degli obiettivi Zeiss Sonnar e Tessar. Solitamente la Zorki veniva venduta con il collassabile Industar 22, un 50mm F 3.5 con schema ripreso dal Tessar. Si tratta di un’ottica molto basica, che rende però la macchina compatta. Vi sono anche obiettivi più interessanti, per esempio le ottiche Jupiter 3 e Jupiter 9, copie rispettivante degli Zeiss Sonnar 50mm F 1.5 e Zeiss Sonnar 85mm F 2. Ad ogni modo le ottiche compatibili vanno dagli ultragrandangolari fino ai teleobiettivi da 135mm (limite standard per le telemetro, che non sono macchine portate per la telefotografia).
Accessori fondamentali sono i mirini ausiliari per le ottiche diverse dal 50mm. Il più interessante è un mirino a revolver di KMZ, che copre le focali 28-35-50-85 e 135mm, permettendo anche la correzione della parallasse. Qualunque mirino innestabile sulla slitta porta accessori può tuttavia essere utilizzato.
Molti altri accessori compatibili possono essere trovati fra quelli destinati ad altre macchine a telemetro o a mirino galileiano.
LINK al manuale della fotocamera (cameramanuals.org)
CONCLUSIONI
La Zorki non è sicuramente adatta per tutti; di certo non è la fotocamera consigliabile per chi vuole avvicinarsi alla fotografia analogica; le sue peculiari procedure di caricamento e settaggio tempi potrebbero scoraggiare del tutto il principiante. Ad essere molto più interessato a fotocamere come questa è indubbiamente il collezionista, sia perché si tratta di oggetti d’epoca, sia per la loro affinità estetica con quell’oggetto di culto che sono le telemetro Leica. Si tratta a ben vedere di macchine che restituiscono gran parte dell’esperienza provata dai fotografi degli anni ‘30, ’40 e ‘50, che dovevano confrontarsi con strumenti simili, con tutti i loro limiti.
Per chi vuole cimentarsi, uno degli ambiti più gettonati è ovviamente la street photography, cercando di ripercorrere le orme dei maestri. Macchina piccola e discreta, soprattutto abbinata all’obiettivo retrattile, può essere anche indicata per i viaggi e le escursioni; anche se non è possibile portarla a tracolla (a meno di non voler utilizzare la sua infame custodia), si troverà certamente uno zaino o una borsa capace di accoglierla.
Il costo di una Zorki, che fino a pochi anni fa era piuttosto basso, negli ultimi tempi è salito a dismisura, con prezzi assurdi per modelli perfettamente funzionanti, pertanto prima di fare acquisti è consigliabile informarsi sulle varianti e sulla loro effettiva rarità.
Per chi vuole cimentarsi, uno degli ambiti più gettonati è ovviamente la street photography, cercando di ripercorrere le orme dei maestri. Macchina piccola e discreta, soprattutto abbinata all’obiettivo retrattile, può essere anche indicata per i viaggi e le escursioni; anche se non è possibile portarla a tracolla (a meno di non voler utilizzare la sua infame custodia), si troverà certamente uno zaino o una borsa capace di accoglierla.
Il costo di una Zorki, che fino a pochi anni fa era piuttosto basso, negli ultimi tempi è salito a dismisura, con prezzi assurdi per modelli perfettamente funzionanti, pertanto prima di fare acquisti è consigliabile informarsi sulle varianti e sulla loro effettiva rarità.
PRO
Estetica
Piccole dimensioni
Compatibile con molti accessori e obiettivi
CONTRO
Difficoltà d’uso
Mancano occhielli per tracolla

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