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Uno sguardo rivoluzionario: Gaspard Felix Tournachon, alias Nadar

La fotografia è una scoperta meravigliosa, una scienza che occupa le intelligenze più elevate, la cui applicazione è alla portata dell’ultimo imbecille, ma c’è in essa qualcosa che non si impara: è il sentimento della luce, e ciò che si impara ancora meno è la comprensione morale del soggetto, è il lato psicologico della fotografia.

Nadar

Nadar: autoritratto


Nella Parigi della Bohème si muoveva un individuo dalla vita così avventurosa da ispirare Jules Verne per il protagonista di "Dalla terra alla Luna". Questo personaggio affascinante era Félix Nadar, una delle figure più intraprendenti nella storia della fotografia.
La vita di Nadar fu autenticamente bohémien: affrontò la fame, finì in prigione per debiti e rischiò la vita quando il suo pallone aerostatico precipitò. A Parigi, si unì alla gioventù letteraria chiamata "La Bohème", iniziando la sua carriera artistica come giornalista e caricaturista. Irrequieto e repubblicano convinto, prese parte ai moti rivoluzionari in Polonia nel 1848, durante la "Primavera dei popoli", ma venne arrestato dai prussiani a Strasburgo. Dopo la vittoria del governo repubblicano, Nadar trovò la libertà espressiva nell'arte fotografica.

 

Studio di Nadar in Boulevard des Capucines (1860-1871)


L’incontro con la fotografia avvenne quasi per caso; per aiutare il fratello Adrien a risolvere i suoi problemi economici, lo manda a lezione di fotografia da Gustave le Gray, maestro di fotografia del tempo. Nel frattempo anche lui studia fotografia da Bertsh e Arnaud e apre un piccolo atelier nella sua casa. Nadar diventò un rinomato fotografo di ritratti, immortalando figure iconiche dell'epoca, come Baudelaire, Rossini, Sarah Bernardt, Manet, Jules Verne, Corot, Courbet. Nel suo studio ospita anche la prima mostra degli ancora sconosciuti impressionisti nel 1874.


Sarah Bernhardt
Edouard Manet

Franz Liszt
Charles Baudelaire



Ernestine Lefevbre
Jean Jaurès



I suoi veri capolavori sono probabilmente i ritratti effettuati tra il 1855 e il 1860 nello studio di Rue Saint-Lazare.
La sua capacità di calibrare le luci rendendole morbide e precise, lo rese inimitabile. Il fondale, spesso un semplice telo, insieme all’uso di cappe e mantelle, permetteva giochi di ombre che esaltavano la profondità dei chiaroscuri rendendo i suoi ritratti unici. Inoltre, aveva la capacità di aspettare per lo scatto che l’atteggiamento del soggetto divenisse spontaneo e confidenziale, cosa che otteneva conversando e intrattenendo lo stesso.

Nadar in particolare era noto per la sua abilità nel far sentire i suoi soggetti a proprio agio durante le sessioni fotografiche, incoraggiandoli a essere più naturali e autentici davanti all'obiettivo; questi elementi infatti contrastavano con la consuetudine dell'epoca, che vedeva i ritratti come forme rigide e formali di rappresentazione. Prima dell'avvento della fotografia, i ritratti venivano solitamente eseguiti da pittori o disegnatori, richiedendo lunghe sedute in cui il soggetto doveva rimanere immobile. Questo processo spesso produceva ritratti formali e idealizzati.
L' approccio di Nadar portava a ritratti che riflettevano meglio la personalità e l'essenza del soggetto, piuttosto che una rappresentazione idealizzata.


Veduta aerea di Parigi (1858)


Oltre ai ritratti, Nadar si dedicò a generi fotografici sperimentali (per l'epoca): la fotografia aerea e quella con la luce artificiale.

Nel 1858 scattò la sua prima foto aerea da un pallone frenato, appositamente costruito, e dotato di vetri oscurati, sopra il villaggio del Petit-Bicêtre, vicino a Parigi. Si appassionò agli aerostati e costruì “Le Géant”, Il Gigante, uno dei palloni ad aria calda più grandi del mondo, che precipitò al suo secondo volo lasciando incolume il suo equipaggio e ispirando il romanzo “Cinque settimane in pallone”, scritto dall’amico Jules Verne.
 
Sperimentò l’impiego del flash al magnesio e fu tra i primi ad usare la luce artificiale elettrica continua con la quale, nel 1860, realizzò i primi scatti fotografici delle fogne e delle catacombe di Parigi, rendendo la fotografia uno strumento di documentazione. Nel corso dei suoi esperimenti utilizzò sia la polvere di magnesio, sia rudimentali batterie; ma più che guardare ai dettagli tecnologici va sottolineato che fece fare un salto concettuale alla fotografia, mettendone in discussione la sua stessa essenza, vale a dire la dipendenza dalla luce solare. Parallelamente, Nadar la estese anche nella sua dimensione spaziale, dimostrando che si poteva praticare sia dal cielo sia sottoterra.


Le catacombe di Parigi (1861)


Nadar fu quindi profondamente rivoluzionario nell’atto del guardare, che non aveva più una funzione esclusivamente documentaristica ma assunse una sua forma poetica.

A presto!

Michela Petrocchi @michela.petrocchi


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Commenti

  1. Complimenti Michela! Interessantissimo! 👏👏

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  2. Un argomento molto interessante e scritto molto bene! Bravissima

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