Abbiamo apprezzato gli scatti di Ruben Cagnata dopo esserci imbattuti nel suo profilo Instagram. Ruben pratica prevalentemente la fotografia boudoir, con alcune concessioni alla ritrattistica. In molte delle sue immagini il soggetto appare evanescente, quasi fosse parte di un sogno.
Raccontaci di te e di come ti sei avvicinato alla fotografia.
Quali sono i tuoi fotografi di riferimento?
La tua galleria predilige una post-produzione specifica, mirata a rendere il soggetto quasi onirico. Quali sono le motivazioni di questa scelta?
Che tipo di attrezzatura utilizzi solitamente per fotografare? Utilizzi qualche tecnica particolare?
Le tue fotografie sono attualmente esposte in qualche mostra, o lo sono state di recente?
Quali progetti intravedi nel futuro per la tua attività fotografica?
Qual è il tuo rapporto con i social network? Pensi che siano utili a farti crescere come artista?
Raccontaci di te e di come ti sei avvicinato alla fotografia.
Mi sono avvicinato alla fotografia nei primi anni ottanta, con una reflex a pellicola. Ritratti e persone erano le cose che mi interessavano maggiormente: i miei soggetti più frequenti erano le vicine di casa, amiche, persone per strada e nei bar. Terminati gli studi la fotografia è rimasta un hobby per fare le foto di famiglia e poco altro. Nel 2009 circa, con l’arrivo delle prime reflex digitali full frame, mi sono riavvicinato alla fotografia con un approccio diverso e più impegnato, studiando e frequentando corsi online e workshop; tra questi, quelli di Gabriele Rigon, Toni Thorimbert, Eolo Perfido, Sara Munari, Giuseppe Gradella e molti altri meno noti ma non meno formativi. Ora le mie fotografie sono maggiormente orientate ma tutto sommato conservano la stessa visione di quando ho iniziato; alcune foto, oggi come allora, sono simili. Faccio prevalentemente ritratti, anche se molti possono essere inquadrati come glamour o boudoir. Fotografare le persone per me significa intessere relazioni: dietro ogni ritratto c’è una storia e per me questo è molto affascinante.
Quali sono i tuoi fotografi di riferimento?
Sono diversi, ne voglio citare due in modo particolare: David Hamilton, che ho seguito fin dall’inizio del mio percorso fotografico, e David Bellemere. Ci sono comunque molti altri fotografi che seguo e apprezzo per motivi diversi: Richard Avedon, Annie Leibovitz, Saul Leiter, Jeanloup Sieff, Jean-François Jonvelle, Peter Lindberg, Helmut Newton, Irving Penn, Diane Arbus, Vincent Peters, Platon e tanti ancora. Oggi con internet non mancano certo le occasioni per documentarsi su fotografi interessanti più o meno famosi.
La tua galleria predilige una post-produzione specifica, mirata a rendere il soggetto quasi onirico. Quali sono le motivazioni di questa scelta?
Diciamo che ho una visione piuttosto romantica della figura femminile e della fotografia in genere, forse un po’ vintage o fuori moda. Dipende dai gusti personali, ma è il mio modo di vedere ed è quello che mi piace fare.
Bianco e nero a parte, le scelte cromatiche delle tue immagini sono improntate a risaltare i toni della pelle, con qualche piccola concessione ai colori, mai in sovrannumero. Qual è il messaggio che vuoi trasmettere?
Le mie fotografie sono semplici, non sono foto artistiche o impegnate e non hanno messaggi importanti da trasmettere. Quello che cerco di rappresentare, riferendoci a soggetti femminili, è una dolce sensualità, niente di ostentato. Cerco di cogliere la bellezza nella sua forma più semplice, naturale e dolce, sperando di riuscirci. Luce, colori, abbigliamento e set devono essere coerenti per creare questa atmosfera un po’ eterea e sfumata, senza voler essere troppo sdolcinata; caratteristiche che potremmo inquadrare nel ritratto intimista. Credo che la maggior parte delle immagini glamour vengano realizzate da fotografi con un messaggio che si rivolge prevalentemente al pubblico maschile. Io cerco di avere un punto di vista più intimista che si concentra sulla natura emotiva del soggetto, e rappresenta una sensualità più affine alla sensibilità femminile.
Praticando generi dove le pose sono spesso studiate, qual è il tuo modo di rendere una foto originale?
Bella domanda, per me questa è una cosa difficile da ottenere ma è qualcosa che ricerco in continuazione! Mi capita di fotografare soggetti molto diversi tra loro, si va dalla ragazza della porta accanto, che non ha mai posato, alla modella professionista; quindi si passa da situazioni dove occorre costruire una relazione di fiducia reciproca e il soggetto va continuamente guidato, a situazioni dove la modella tende a fare il proprio teatrino con una serie di pose personali studiate, e quest’ultima cosa generalmente è difficile da smontare. Tipicamente, prima di uno shooting preparo una sorta di moodboard con immagini prevalentemente prese dal web, e ne discuto col soggetto in modo da avere la sua approvazione e collaborazione. Le immagini sono solo un punto di riferimento, giusto per capire il tipo di foto che si dovrebbero realizzare, ma non sono vincolanti: anzi a volte il percorso che si segue è completamente diverso dalla scaletta programmata. Intesa e complicità sono fattori che aiutano a far sì che una posa, anche se preparata, risulti più naturale. La cosa più importante è far sentire il soggetto a proprio agio in un ambiente tranquillo e rilassato, così da poter catturare anche momenti più spontanei e meno posati.
Che tipo di attrezzatura utilizzi solitamente per fotografare? Utilizzi qualche tecnica particolare?
Come attrezzatura utilizzo una mirrorless full frame e ottiche standard a focale fissa (50 mm prevalentemente). Uso filtri soft focus con effetto leggero e post produzione non molto elaborata, prevalentemente in Lightroom e raramente Photoshop. Uso principalmente la luce naturale proveniente da finestre e, quando servono, flash da studio con softbox e riflettori.
Di tutte le foto che hai scattato, quale preferisci? Parlaci della sua genesi.
Difficile dire se c’è una foto preferita in quanto le foto mi possono piacere per motivi diversi ma posso sceglierne una che sintetizza il modo di fotografare che preferisco. La modella è Giulia e la foto potrei definirla come un ritratto intimista a nudo implicito. La foto è essenziale e si concentra sul soggetto senza elementi di disturbo: solo Giulia, il suo sguardo e la luce che cade su di lei disegnandone le linee del corpo. La foto è nata come idea per la realizzazione di un nudo implicito, il soggetto è completamente svestito, la posa lo fa percepire ma non lo mostra completamente. Niente di nuovo, per carità, ma questo è un genere di fotografia che quando posso mi piace realizzare.
Le tue fotografie sono attualmente esposte in qualche mostra, o lo sono state di recente?
No attualmente non sono esposte in nessuna mostra o galleria e non lo sono state in passato.
Quali progetti intravedi nel futuro per la tua attività fotografica?
Attualmente non ho progetti particolari se non quello di continuare a fare foto nei modi che preferisco continuando a studiare e possibilmente migliorare nel mio percorso stilistico.
Qual è il tuo rapporto con i social network? Pensi che siano utili a farti crescere come artista?
Un rapporto di odio e amore. I social sono ormai indispensabili per accedere a un mercato globale, per contattare persone e condividere con grande facilità immagini, idee ecc.
Ho dubbi sulla loro utilità nella crescita come artista: la mia sensazione è che gran parte delle persone che frequentano i social sia più attenta al numero di followers o like piuttosto che alla qualità dei post. D’altra parte la velocità con cui si scorrono le immagini non permette di valutare con attenzione le varie proposte, è un successo se qualcuno si ferma qualche secondo ad osservare una tua foto. Ho alcuni profili social ma uso prevalentemente Instagram con limite di un’ora max al giorno e pubblico solo una piccola parte dei miei lavori.
Ho dubbi sulla loro utilità nella crescita come artista: la mia sensazione è che gran parte delle persone che frequentano i social sia più attenta al numero di followers o like piuttosto che alla qualità dei post. D’altra parte la velocità con cui si scorrono le immagini non permette di valutare con attenzione le varie proposte, è un successo se qualcuno si ferma qualche secondo ad osservare una tua foto. Ho alcuni profili social ma uso prevalentemente Instagram con limite di un’ora max al giorno e pubblico solo una piccola parte dei miei lavori.
Ringraziamo Ruben per averci concesso l’intervista, se considerate i suoi lavori interessanti vi invitiamo a seguirlo/a tramite i suoi profili social.








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