Prodotta in Italia per circa un decennio, dal 1959 alla fine degli anni’60, era venduta a prezzi popolari ed ebbe grande diffusione. Questa fotocamera utilizza il formato 6x6 su pellicola 120. Pur non essendo propriamente un “giocattolo”, le pochissime regolazioni di cui dispone ce la fanno annoverare nella categoria delle toy camera.
DATI TECNICI
Tipo: toy camera 120 (6x6)Peso: gr. 231 circa
Misure: 141x103x92 mm
Gamma tempi: 1/50 sec
Aperture: F 8 – F 12
Lunghezza focale: non indicata (75-80 mm)
Esposimetro: no
Sincronizzazione flash: PC sync
QUALITA' COSTRUTTIVA
L’apparecchio è realizzato principalmente in plastica. Le poche parti in metallo si concentrano sulle funzioni più critiche: innesto treppiede, slitta flash, meccanismo di scatto, avanzamento pellicola e sistema di blocco-sblocco dorso. Gli ultimi due meccanismi citati sono però azionati tramite ghiere in plastica di infima qualità: nell’esemplare esaminato infatti le stesse presentano evidenti crepe e tracce di riparazioni. Molto migliore è la plastica con cui sono realizzate le sezioni principali della macchina, parte anteriore e dorso, tenute assieme da due elementi metallici di fermo. Una volta bloccate in posizione è presente un po' di gioco tra le parti, ma questo non ne compromette la tenuta.
Anche gli elementi ottici, mirino e obiettivo, sono in plastica. Nel complesso, pur non essendo di costruzione totalmente scadente, come le vere e proprie toy camera, l’Eura avrebbe potuto essere realizzata meglio.
ERGONOMIA
Lo sblocco del dorso avviene azionando la relativa ghiera, situata nella parte inferiore sinistra, e facendo slittare verso il basso l’elemento metallico. Una volta separate le due sezioni, si può inserire nel vano sinistro la nuova pellicola e nel vano destro il rocchetto ricevente. Fissata la linguetta della pellicola è possibile farla avanzare tramite l’altra ghiera, situata nella parte inferiore destra della macchina.
Inserita la pellicola e controllato che avanzi correttamente, chiuderemo il dorso e continueremo l’avanzamento fino a veder apparire il numero 1 nella finestrella. Saremo quindi pronti a scattare il primo fotogramma.
La Ferrania Eura non ha un pulsante di scatto, bensì una levetta a lato dell’obiettivo. Questa non è la soluzione ideale per evitare il mosso, pertanto è consigliabile azionarla con delicatezza, dato anche il tempo di scatto non troppo rapido. Non è presente alcun tipo di sistema per evitare le doppie esposizioni, poiché i meccanismi di scatto e di avanzamento sono totalmente indipendenti. Questo può essere un vantaggio per gli appassionati delle esposizioni multiple, ma potrebbe portare facilmente a errori in chi non ha pratica con macchine del genere; oltretutto il meccanismo non ha alcun tipo di blocco di sicurezza per la levetta, col rischio di azionarla del tutto involontariamente.
La messa a fuoco avviene tramite stima della distanza a occhio, regolando l’obiettivo in base alla scala metrica indicata, che va dai 2 metri all’infinito. La ghiera ruota in senso antiorario da infinito alla minima distanza, con un arco di circa un quarto di giro, è abbastanza fluida per quanto con macchine del genere questo sia una aspetto poco rilevante: la messa a fuoco si regola sempre prima di portare l'occhio al mirino.
L’inquadratura avviene tramite un classico mirino galileiano, situato direttamente sopra all’obiettivo; non risulta particolarmente grande, ma su fotocamere del genere spesso se ne trovano di più piccoli. Ovviamente vanno tenuti in conto gli errori di parallasse, tuttavia, dovendo tenere almeno due metri dal soggetto, saranno ben poche le situazioni davvero problematiche.
Ultima nota va fatta per una caratteristica che sembra fuori luogo in un apparecchio che, privo della posa B, non può fare lunghe esposizioni: l’innesto per il cavalletto con filettatura ¼.
La possibilità di mettere la macchina sul cavalletto può essere sfruttata, nel caso di soggetti statici, per compensare l’esposizione in situazioni di luce scarsa. Per esempio, in una scena dove fosse necessario un tempo di scatto di 1/15 di secondo, l’esposizione corretta potrebbe essere raggiunta scattando tre/quattro volte lo stesso fotogramma con la macchina ben ferma sul cavalletto per mantenere la stessa precisa inquadratura.
OTTICA
Come per altre fotocamere destinate a un pubblico poco esigente, anche la Ferrania Eura utilizza un classico obiettivo ad elemento singolo. Non ne viene neppure indicata la lunghezza focale, ma con un buon margine di certezza siamo attorno ai 75-80mm, che sul formato 6x6 rappresentano un’ottica standard. La prospettiva si avvicina a quella dell’occhio umano, con soggetti che appaiono solo di poco rimpiccioliti rispetto a come li vediamo a occhio nudo.
L’obiettivo appare di colore leggermente azzurrino, come se fosse stato sottoposto a qualche tipo di trattamento, ma sconsigliamo dal tentare scatti in controluce poiché è totalmente prono al flare.
L’unico tentativo di correzione applicato all’ottica è quella della distorsione, tramite il vecchio trucco della pellicola tenuta leggermente incurvata nella macchina; nonostante questo, nelle immagini con soggetti lineari, questi ultimi appaiono visibilmente deformati.
Anche la vignettatura è evidente, sebbene l’utilizzo di pellicole da 100 iso o più in condizioni di luce favorevole la riduce a livelli ragionevoli.
La nitidezza è complessivamente sufficiente, con un leggero calo ai bordi estremi: utilizzando pellicole di buona qualità, si ottiene un livello di definizione tale da permettere degli ingrandimenti di media grandezza.
Nelle immagini a colori, l'obiettivo in plastica produce la tipica saturazione delle toy camera, mentre le aberrazioni cromatiche appaiono evidenti nelle zone di contrasto.
Per testare l'Eura abbiamo utilizzato sia pellicole negative (in bianco e nero e a colori) che diapositive sviluppate in cross processing, un classico esperimento dove molti impiegano macchine comparabili.
Alleghiamo di seguito alcuni esempi:
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| © Alessandro Agrati (Fujifilm Velvia 50 crossprocessata) |
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| © Alessandro Agrati (Fujifilm Velvia 50 crossprocessata) |
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| © Alessandro Agrati (Ilford FP4+ 125) |
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| © Alessandro Agrati (Ilford FP4+ 125) |
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| © Alessandro Agrati (Kodak Portra 160) |
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| © Alessandro Agrati (Kodak Portra 160) |
CONCLUSIONI
Quando si parla di toy camera medio formato, il pensiero corre alle Holga o ad altre macchine comparabili, con una qualità d'immagine tanto scadente da diventare una sorta di firma; esistono però tante altre macchine destinate ai fotografi occasionali che producono immagini più "normali", e la Ferrania Eura rientra senza dubbio fra queste.
Essendo dotata di regolazioni minime, l'utente dovrà soltanto valutare le condizioni di luce a stima, ricordarsi di impostare la messa a fuoco e di avanzare la pellicola dopo ogni scatto, a meno che non voglia intenzionalmente sovrapporre più immagini. Se si rispettano le regole di base della fotografia (luce di spalle, soggetto illuminato) si potranno ottenere delle foto che, pur non brillando per qualità, non saranno neppure piene di difetti evidenti.
Al giorno d'oggi però gli appassionati usano queste fotocamere più che altro per scopi "artistici" o pseudo tali, quindi l'assenza di una vera e propria firma nelle immagini potrebbe paradossalmente relegarla tra quelle di seconda scelta.
Tuttavia, anche con macchine del genere è possibile cimentarsi in vari esperimenti, per esempio facendo esposizioni multiple. La si potrebbe poi valutare come fotocamera "disimpegnata" per viaggi o gite, dove la sua leggerezza si fa apprezzare.
Il limite più serio della Ferrania Eura è costituito dall'assenza di posa B, un vero peccato.
Esistono due varianti di questa fotocamera, la cui differenza consiste unicamente nel logo aziendale: Ferrania (esemplari prodotti dal 1959 al 1964) e Ferrania 3M (a partire dal 1964, dopo l'acquisizione di Ferrania da parte di 3M).
PRO
Leggera
Dettaglio immagini decente per una toy camera
CONTRO
Manca la posa B






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