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Fotografia e cinema - American Beauty

American Beauty è un film del 1999 scritto da Alan Ball e diretto da Sam Mendes
Direttore della fotografia: Conrad L. Hall
Trama: Lester Burnham, impiegato quarantenne, annoiato e depresso, cerca riscatto nella vita dopo che una serie di circostanze fortuite hanno dato una scossa alla sua esistenza. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Breve excursus: l’opera qui trattata ha vinto cinque premi oscar, tra cui quello per la fotografia.


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Questo articolo è parte di una serie volta a riscoprire la fotografia nel cinema, se desiderate approfondire è presente un’introduzione esplicativa. 


©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

La sequenza iniziale, dove ammiriamo il classico quartiere benestante americano, immerso nel verde e costituito principalmente da ville. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

E’ mattina, Lester sta per svegliarsi; si noti la postura scomposta, e il triste pigiama indossato. La luce si suppone provenga da una finestra, la quale taglia diagonalmente la scena. Ciò che viene illuminato risulta il posto vuoto accanto al protagonista, più che lui stesso. La parete in testa al letto risulta disadorna, e i colori quasi assenti, tutti allineati tra il bianco e il beige. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Un’immagine che racconta molto del profilo di Lester: un impiegato qualsiasi che non si distingue in nessun senso. Emblematica la simbologia del suo riflesso nello schermo, tra mille numeri; la scrivania mostra alcune macchie di colore che cercano di spezzare la monotonia del grigio, con qualche patetico accenno di umorismo nella forma di etichette e vignette. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Il colloquio: conferma ulteriore di quanto accennato prima. Una stanza semivuota, dai colori spenti, senza una virgola fuori posto, e senza fantasia, che schiaccia Lester in una pressa soffocante. Il protagonista siede scomposto, la posa suggerisce fiacchezza, mancanza di personalità. Il completo è grigio, così come la cravatta, e una camicia bianca non può far miracoli, essendo priva anch’essa di colore. Chiude il cerchio uno stupido gingillo nella mano destra, il quale suggerisce immaturità.
Il bilanciamento della luce è spostato sui toni freddi del blu. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

La cena: in apparenza a lume di candela, tuttavia la realtà è molto diversa e la luce gioca un ruolo fondamentale. Si nota una lampada a parete sulla sinistra, ma diversi faretti creano una composizione complessa. Innanzitutto ogni personaggio è illuminato singolarmente, quel tanto che basta per staccarne il profilo. La fonte principale di luce arriva dall’alto, la quale risalta il bouquet di rose varietà American Beauty (vanto del giardino di Carolyn), quasi a cercare un sentimento inesistente.
Si notino inoltre le posture: composta e fredda Carolyn, curvo e floscio Lester, annoiata e distaccata Jane.

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Carolyn piange dietro una tenda, un controluce che mette in ombra il personaggio e risalta l’oscurità che la attanaglia. In realtà un velo di luce consente al volto di emergere flebilmente. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

La famosa scena del letto di rose, uno dei pochi utilizzi del digitale in un’epoca dove regnava la pellicola. Angela è distesa, sembra quasi fluttuare in un mare di rosso, una luce diretta ne esalta il profilo. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Ricky emerge dall’ombra, intento a riprendere, la sua passione principale. Solo una luce dall’alto lo stacca dal buio, il contesto del portico è appena percepito.

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

In casa Cooper si guarda la tv: qui l’illuminazione è uniforme, eccetto per il colonnello che siede fiero, quasi come un regnante. La sua figura è scura, aspetto sottolineato dalla credenza alle sue spalle. Gli altri due componenti della famiglia sono illuminati, ma le loro posture indicano distacco. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Lester si fa versare un liquore. Notare la postura scomposta, il volto disgustato, la cravatta allentata. La luce lo colpisce solo per sottolinearne il profilo, come fosse una sagoma; illumina bene invece la mano che regge il bicchiere. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Ricky e Lester fuori dal locale: un’inquadratura perfetta, del tutto basata sulla regola dei terzi. La luce proviene da sinistra, quel tanto che basta per staccare gli uomini dal contesto e illuminare la parete alle loro spalle. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Questa scena regala un senso di profondità, grazie al viale alberato che prosegue verso lo sfondo, ma anche di pace, come quando i due giovani passano del tempo insieme. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

La famosa scena del sacchetto al vento. I due giovani visionano il filmato, sono di spalle e completamente fuori fuoco. Al centro dell’attenzione c’è il video, che come consuetudine per l’epoca è registrato su nastro vhs e riprodotto su di una tv a tubo catodico; tutto ciò conferisce un aspetto poco definito, aggiungendo misticità alle immagini. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Jane alla finestra: l’immagine è geometrica, con linee verticali perfette. L’intento è creare un certo surrealismo, come se la scena provenisse da una casa giocattolo, più che dal mondo reale. La giovane è statuaria, l’espressione apatica. Una luce calda emerge dalle finestre e squarcia il buio circostante. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Il colonnello è adirato, il volto esprime il suo stato d’animo. Un forte contrasto accentua il profilo del suo volto, e una sedia alle spalle, illuminata da una piantana, conferisce una sensazione di disagio, quasi fossimo in una stanza per interrogatori. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Un’automobile rossa fiammante parcheggiata nel vialetto di casa, che sembra soffocare le rose sulla destra dell’inquadratura. Lo sguardo stupito di Carolyn si intuisce guardando lo specchietto retrovisore. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Bella l’illuminazione di questa scena, che riproduce fedelmente un ambiente domestico durante una giornata soleggiata. Si noti lo sguardo sprezzante di Lester e la posa stravaccata, contrapposte al disappunto e alla rigidità di Carolyn. I loro vestiti scuri e freddi, così come l’arredamento, presentano un altro tipo di contrapposizione con i punti di rosso presenti nella stanza. Vediamo infatti un vaso di rose sul tavolino e una riproduzione in ceramica sopra la cassettiera; ma non è finita, dal momento che attraverso lo specchio possiamo notare un altro vaso di rose riposto sopra ad un ripiano. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Una luce soffusa illumina il volto di Jane. La scena è buia, ma si notano due particolari: le labbra rosse della giovane e il led di registrazione sulla videocamera, dello stesso colore. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

La rinascita di Lester: qui lo vediamo intento in una corsa di allenamento. L’espressione fiera, la postura dritta e un accenno di colore sulla camicia sembrano voler fare a pugni con gli alberi spogli e il cielo grigio alle sue spalle. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Gli amanti al motel: una scena buia ma dai contorni perfetti, molto cinematica, dove non sfugge un dettaglio. Dal lato emotivo hanno un peso le espressioni apatiche delle persone, l’assurda insegna sullo sfondo e le patetiche luci a led in un contesto non certo natalizio. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Carolyn al parcheggio, sola. L’auto, grigia, stacca da uno sfondo nero senza colore. L’inquadratura gira e si allontana dal veicolo lentamente. Nel primo fotogramma si intravede la fede al dito, nel secondo non più; le crepe sull’asfalto si allargano. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Continua l’allenamento, questa volta con i pesi, la determinazione è massima. Preponderante la dominante rossa della lampada sovrastante il protagonista; ma c’è anche un fazzoletto dello stesso colore appoggiato alla panca. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company
 
Il colonnello siede in una posa statuaria. Il controluce accentua la sensazione di minaccia, così come i profili della stanza, appena percepibili; le proporzioni del fotogramma sono perfette. 
 
©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

L’incontro tra Lester e il colonnello: l’illuminazione risulta complessa, con due zone ben distinte. L’interno buio, che presenta una luce soffusa, e l’esterno illuminato. Per quanto riguarda quest’ultimo ambiente si notano tre fari, uno che illumina da sinistra verso destra, uno speculare, e un ultimo dietro le due vetture.
Ci sono inoltre due elementi ricorrenti: il rosso abituale, ma soprattutto la postura dei due uomini, che appare identica, come se fossero di fronte ad uno specchio. 
 
©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Angela è rannicchiata in un angolo buio, spaventata e fragile. Non c’è quasi colore nell’immagine, se non per il classico bouquet di American Beauty.

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

Tre ricordi si susseguono, in bianco e nero. La nitidezza lascia spazio a qualcosa di più etereo. 

©DreamWorks, Jinks/Cohen Company

La sequenza finale, che ricalca esattamente quella di apertura. Infatti se osserviamo il profilo delle nuvole, ci accorgiamo come siano identiche. L’unica differenza è che viene riprodotta al contrario, questa volta dal basso verso l’alto. Come per ricordare che è cambiato tutto, o forse niente…

CONCLUSIONI

“American Beauty” è un film complesso ma godibile, ricco di sfumature. Ironico, drammatico, graffiante… Impossibile annoiarsi, specialmente per gli amanti del cinema d’autore. Come avete potuto notare, niente è lasciato al caso, ogni inquadratura è ricca di significato.
Lo consiglio senza riserve a chiunque.

Un saluto e al prossimo episodio!

Paolo Marucco @135landscape


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