Il Vivitar 35mm F 1.9 risulta un obiettivo di ottima fattura. E’ costruito interamente in metallo, con la ghiera di messa a fuoco rivestita in gomma di discreta qualità. L’assemblaggio risulta ottimo senza giochi, le operazioni sono fluide. Le uniche parti in plastica sono i pulsanti di sgancio dell’innesto, e sono presenti delle piccole viti a vista, appena percepibili.
ERGONOMIA
L'obiettivo si presenta leggermente più pesante e voluminoso rispetto alla media della categoria, tuttavia portarlo con sé non costituirà mai un problema. La ghiera dei diaframmi ruota in senso orario da F1.9 a F22, con scatti ogni mezzo stop (escluso il passaggio tra F16 e F22), netti e ben definiti; ottima la presa. La ghiera di messa a fuoco compie tre quarti di giro in senso orario da infinito a 30 centimetri, quindi garantisce un’ottima corsa utile; presenta una gomma leggermente scivolosa, ma ciò non risulta un problema grazie alla sezione generosa sulla quale far presa. La distanza minima di utilizzo è in comune a tanti altri obiettivi della stessa categoria; qualche scatto ravvicinato è possibile, ma senza alcun ingrandimento particolare.
In generale l’obiettivo risulta piuttosto comodo e privo di criticità.
In generale l’obiettivo risulta piuttosto comodo e privo di criticità.
F1.9: centro sufficiente, bordi con calo di definizione medio ma progressivo; contrasto di basso livello con morbidezza diffusa. Apertura buona solo per soggetti ravvicinati.
F2.8: centro più che sufficiente, bordi con calo di definizione medio ma progressivo; contrasto di medio livello. Utilizzabile in emergenza anche per paesaggi.
F4: centro buono, bordi analoghi al diaframma precedente; contrasto di medio/alto livello.
F5.6: centro buono, bordi nettamente migliorati con area di calo limitata agli estremi; contrasto di medio/alto livello.
F8: analogo al precedente diaframma.
F11: centro buono, calo ai bordi quasi inesistente; contrasto di medio/alto livello (diaframma migliore).
Per concludere, definiamo la prestazione in questo campo come più che sufficiente.
F2.8: centro più che sufficiente, bordi con calo di definizione medio ma progressivo; contrasto di medio livello. Utilizzabile in emergenza anche per paesaggi.
F4: centro buono, bordi analoghi al diaframma precedente; contrasto di medio/alto livello.
F5.6: centro buono, bordi nettamente migliorati con area di calo limitata agli estremi; contrasto di medio/alto livello.
F8: analogo al precedente diaframma.
F11: centro buono, calo ai bordi quasi inesistente; contrasto di medio/alto livello (diaframma migliore).
Per concludere, definiamo la prestazione in questo campo come più che sufficiente.
Aberrazioni cromatiche
Laterali: Di basso livello a tutte le aperture; non sono mai un problema, e in fase di post-produzione possono essere facilmente eliminate.
Longitudinali: Di basso livello fino a F4, quasi nulle successivamente; il loro impatto è trascurabile.
In generale possiamo definire la prestazione in questo campo come ottima, davvero un buon comportamento per un obiettivo luminoso.
Longitudinali: Di basso livello fino a F4, quasi nulle successivamente; il loro impatto è trascurabile.
In generale possiamo definire la prestazione in questo campo come ottima, davvero un buon comportamento per un obiettivo luminoso.
Bokeh
Per i grandangoli lo sfocato non è mai un punto di forza, dato che lo si ottiene solo a distanze molto corte. Quello generato dall’obiettivo in prova è gradevole, ma non eccezionale. E’ spesso presente un medio affollamento, che talvolta appare anche alle cortissime distanze. Va detto che per la maggior parte gli scatti ravvicinati sono piacevoli, anche artistici talvolta. La separazione è sufficiente considerata la focale, certo non aspettatevi miracoli alle medie distanze. Alle lunghe distanze, come prevedibile, l’obiettivo si arrende, non potendo garantire una separazione degna di nota.
Da sottolineare una tendenza a mantenere i bordi estremi dell’immagine a fuoco, rispetto al resto. Questo guasta un po’ l’insieme, venendo a mancare l’uniformità.
I punti luce a tutta apertura risultano rotondi e abbastanza grandi al centro. Appena ci si avvicina ai bordi però, cominciano a presentare il classico effetto “occhi di gatto”, piuttosto pronunciato alle estremità. Chiudendo a F2.8 emerge la forma poligonale dovuta alle lamelle, anche se non estrema; le dimensioni rimangono accettabili. A F4 le deformazioni scompaiono, ma i poligoni sono ancora più evidenti; successivamente rimane poco di estetico.
Il comportamento in questa sezione risulta sufficiente.
Da sottolineare una tendenza a mantenere i bordi estremi dell’immagine a fuoco, rispetto al resto. Questo guasta un po’ l’insieme, venendo a mancare l’uniformità.
I punti luce a tutta apertura risultano rotondi e abbastanza grandi al centro. Appena ci si avvicina ai bordi però, cominciano a presentare il classico effetto “occhi di gatto”, piuttosto pronunciato alle estremità. Chiudendo a F2.8 emerge la forma poligonale dovuta alle lamelle, anche se non estrema; le dimensioni rimangono accettabili. A F4 le deformazioni scompaiono, ma i poligoni sono ancora più evidenti; successivamente rimane poco di estetico.
Il comportamento in questa sezione risulta sufficiente.
Coma
A tutta apertura vi sono delle deformazioni pronunciate, che scompaiono quasi del tutto a F2.8, per sparire successivamente; un buon risultato.
Distorsione
Di bassa entità, tendenzialmente a barile, con un accenno di complessità. In pratica il suo impatto per ritratti e paesaggi è quasi nullo, mentre per l’architettura saranno necessarie leggere correzioni. Le prove sul campo non sono state modificate in alcun modo.
Flare
A tutta apertura i riflessi che appaiono sono abbastanza trasparenti, per quanto facilmente visibili e colorati. Chiudendo il diaframma l’obiettivo risulta più vulnerabile, i riflessi sono più accentuati.
Non appaiono sempre, ma nelle situazioni leggermente più impegnative risultano una costante; sempre assenti le velature.
Il comportamento con le luci artificiali è il medesimo, l’obiettivo va in difficoltà.
In generale possiamo definire la prestazione in questo campo come insufficiente.
Non appaiono sempre, ma nelle situazioni leggermente più impegnative risultano una costante; sempre assenti le velature.
Il comportamento con le luci artificiali è il medesimo, l’obiettivo va in difficoltà.
In generale possiamo definire la prestazione in questo campo come insufficiente.
Focus breathing
L’obiettivo presenta una media variazione di focale durante la messa a fuoco; consideratelo se intendete utilizzarlo per fare riprese video.
Sunstars
L’obiettivo produce sei raggi, che incominciano ad apprezzarsi da F5.6. In generale hanno una buona dimensione, anche se non perfettamente definiti. In talune circostanze (specie con sorgenti luminose lontane) producono degli effetti gradevoli; un piccolo valore aggiunto.
Vignettatura
La vignettatura è di medio/alto livello a F 1.9, medio a F 2.8. Molto meglio a F 4 dove risulta di medio/basso livello, per divenire trascurabile da F 5.6 in poi. L'impatto sulle foto appare soprattutto alle ampie aperture, qualche immagine delle prove sul campo è stata corretta per compensare il fenomeno.
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CONCLUSIONI
Il Vivitar 35mm F1.9 è un obiettivo interessante, poco diffuso e dalle diverse qualità. Risulta ben fatto, molto comodo da utilizzare, ed equilibrato nella parte ottica. Spicca il comportamento eccellente con le aberrazioni cromatiche, non comune; peccato per la scarsa resistenza al flare, ma niente di grave.
Se trovato ad un prezzo non eccessivo ne consigliamo l’acquisto, ideale per collezionisti. Se siete maniaci della qualità d’immagine suggeriamo di guardare altrove.
Se trovato ad un prezzo non eccessivo ne consigliamo l’acquisto, ideale per collezionisti. Se siete maniaci della qualità d’immagine suggeriamo di guardare altrove.
PRO
- qualità costruttiva
- ergonomia più che buona
- comportamento con le aberrazioni cromatiche eccellente
- coma ben controllata
CONTRO
- resistenza al flare scarsa
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