Passa ai contenuti principali

Le nuove frontiere della fotografia

Ciao a tutti,

questa volta tratteremo di un tema attualissimo, che fa discutere e dividere pensando all’impatto che potrebbe avere sulla fotografia non in un futuro remoto, ma da qui a pochi anni. Sto parlando delle immagini generate attraverso l’intelligenza artificiale.
Soltanto poche settimane fa erano girate sui social immagini del Papa vestito alla moda dei cantanti trapper, con tanto di piumino bianco sovradimensionato; oppure si erano viste foto dell’ex presidente degli Stati Uniti Trump mentre cercava di sfuggire alla polizia; infine, nelle piazze francesi in tumulto, si era visto tra i manifestanti Macron protestare contro le sue stesse leggi…
Naturalmente, nessuna delle foto appena descritte è reale, ma solo il (più o meno) raffinato prodotto degli algoritmi basati sulle reti neurali. Esistono ormai numerosi software, alcuni dei quali sperimentabili gratuitamente, che permettono di generare immagini di qualunque tipo partendo da una descrizione fornita dall’utente. Si va dai dipinti, per i quali è possibile specificare il nome di un pittore famoso per realizzare un’opera artificiale nello stile del suddetto autore, all’arte digitale basata sui frattali per giungere infine alle vere proprie immagini fotorealistiche, come quelle che abbiamo citato.


Immagine creata con l'app starryai

E’ vero che attualmente vi sono delle problematiche tecniche di cui risentono i generatori di immagini artificiali: spesso vengono commessi errori nell’interpretare le richieste o nel realizzare alcuni dettagli. Si può tuttavia ipotizzare che, con il rapido progredire della tecnologia, in breve tempo i risultati saranno molto più precisi. Facciamo quindi finta che tali errori già non esistano più, e proviamo a dare una risposta al quesito che tutti si pongono: cosa ne sarà della fotografia come la intendiamo attualmente?
Proverò a rispondere, motivando le mie opinioni con quanto avevo scritto in un precedente articolo a proposito del rapporto tra fotografia e realtà, che vi invito a leggere se non l’avete ancora fatto.
Come scrivevo allora infatti, la fotografia ha un rapporto complicato con la realtà: ne ha indubbiamente bisogno per estrapolarne una parte, ma il risultato di questo processo non porta a una mera riproduzione della realtà, bensì a qualcosa di diverso, che può persino stravolgerla. 

Per realizzare le immagini artificiali la base di partenza non è la realtà, bensì l’immaginazione dell’autore. Si potrebbe obiettare che l’immaginazione non parte da zero, deve nutrirsi di realtà per stravolgerla e creare mondi fantastici; certo, è così, ma il supporto da cui l’immaginazione ottiene “la realtà” è costituito principalmente dai nostri ricordi o da altro materiale (per esempio, fotografie) già sottoposto a un processo di elaborazione.
Solitamente in fotografia la realtà viene filtrata una sola volta, nel momento in cui il fotografo sceglie quale pezzo di essa acquisire. Potrebbe poi decidere di elaborare, anche pesantemente, lo scatto tramite software, aggiungendo elementi che non c’erano (e quindi modificare ulteriormente la realtà). Tuttavia quest’ultimo non è un passaggio obbligato. Nella mente umana invece la realtà attraversa numerosi processi di filtraggio; può venire modificata in modo intenzionale dall’immaginazione, ma anche in modo del tutto involontario da parte dalla nostra memoria. Basti pensare a un ricordo che, col passare del tempo, tende ad affievolirsi fino a scomparire.
Tutto questo ragionamento mi porta a concludere che la macchina fotografica e l’immaginazione non possono sostituirsi l’una all’altra, pertanto aspettate a buttare o distruggere la vostra attrezzatura!


Aspettate a farlo!

 

I tradizionalisti sono propensi a definire l’avvento delle immagini artificiali come “la morte della fotografia”; a mio parere si tratta di un giudizio decisamente eccessivo, proprio per le ragioni appena esposte sopra. D’altra parte è innegabile che un certo impatto sulla fotografia ci debba essere; penso in particolare alla staged photography, quel genere in cui l’artista costruisce la scena da fotografare minuziosamente, ricorrendo ad attori e assistenti coi relativi costi che tutto ciò comporta. Realizzare uno scatto del genere è indubbiamente un impegno in termini di tempo e denaro non indifferente; vanno trovate la giusta ubicazione, la luce e la disposizione degli elementi scenici, senza contare i costi aggiuntivi quando si vogliono introdurre effetti speciali. Realizzare tali immagini al computer, tramite una semplice descrizione, sarebbe decisamente più facile ed economico.
Ma le immagini artificiali non potranno mai sostituire le foto più scattate in assoluto: le foto ricordo. Lo scopo stesso di questo genere di immagini nega qualsiasi valore alla loro realizzazione tramite intelligenza artificiale: vengono scattate per mostrare (e ricordare) che siamo stati in un determinato posto o abbiamo partecipato a un evento con qualcuno. Non avrebbe molto senso produrre immagini di finti ricordi, a meno che dietro non vi siano altri scopi diversi dalla mera volontà di tenere la memoria di qualcosa.
Tutti i generi fotografici per i quali è necessaria la maggior attinenza possibile con la realtà (come la documentaristica e il reportage) verrebbero sicuramente screditati se facessero uso di immagini artificiali.

Per i fotografi più sperimentali, l’intelligenza artificiale può diventare però uno strumento con cui lavorare per creare progetti completamente diversi da quelli realizzati in modo tradizionale, ma che in ogni caso trasmettano un messaggio. Chi conosce il linguaggio della fotografia sa bene che l’utilizzo di un determinato mezzo avviene sempre in relazione al risultato che ci si prefigge di ottenere; così come ora esistono validi progetti fotografici realizzati con strumenti (compatte, smartphone) che qualcuno potrebbe considerare inadeguati, in futuro ne vedremo probabilmente alcuni costruiti grazie alle immagini generate artificialmente. Cercando in rete mi sono ad esempio imbattuto nei lavori di Filippo Venturi, un fotografo italiano che ha documentato la vita nella Corea del Nord, per poi realizzare un intero progetto, Broken Mirror, tramite il software Midjourney. L’ho trovato decisamente interessante, non soltanto per il messaggio contenuto nelle immagini ma perché nel caso di Venturi è evidentissimo il percorso compiuto dall’autore: egli non avrebbe infatti potuto realizzare Broken Mirror senza aver fotografato prima in modo tradizionale quella particolare realtà ed essersene così creato una rappresentazione da utilizzare nel suo progetto.

 

Immagine tratta dal progetto "Broken Mirror" di Filippo Venturi

 

L’impatto pratico delle immagini realizzate tramite l’intelligenza artificiale dipenderà pertanto, a mio parere, dal genere fotografico e dalla volontà di sperimentare dei singoli autori. Ma bisognerà tener conto anche di un altro aspetto, molto meno opinabile: quello relativo al diritto d’autore. I generatori di immagini raccolgono infatti materiale dalla rete, a prescindere dal fatto che lo stesso sia o meno protetto da copyright, per utilizzarlo nel processo di elaborazione. Certo, è vero che il testo descrittivo fornito come input è opera originale dell’autore, ma nel prodotto finale potrebbero venire utilizzate comunque immagini per le quali andavano pagati dei diritti. Attualmente la legislazione è carente, l’unico punto sul quale si concorda è che non possa venire riconosciuto il diritto d’autore a chi produce un’immagine artificiale. Nessuna limitazione ha ancora colpito i software che le generano, tuttavia è verosimile aspettarsi che il vuoto normativo venga colmato fra non molto tempo, anche perché molti siti di immagini stock stanno già permettendo agli utenti di caricare e vendere opere di questo tipo. Questa possibilità di lucrare con un prodotto del quale non si ha la piena paternità e che potrebbe essere stato realizzato violando i diritti d’autore, richiede indubbiamente un intervento da parte delle autorità competenti, per evitare il sorgere di situazioni assurde e contraddittorie.

Credo che gli aspetti legali sopra citati saranno in buona sostanza la principale discriminante nell’utilizzo di queste immagini da parte dei fotografi professionisti e, conseguentemente, decreteranno il successo o il fallimento di questa nuova forma d’arte. Sperando di avervi incuriosito sull’argomento, vi invito a sperimentare qualche generatore di immagini artificiali accessibile gratuitamente, come ad esempio DALL-E, uno dei più famosi. Dovete soltanto registrarvi e poi potrete giocare con le varie possibilità creative. Vedrete che al momento ottenere immagini sufficientemente realistiche non sarà facilissimo e ci vorranno alcuni tentativi.

A presto!

Alessandro "Prof. BC" Agrati  @agratialessandro

  

>> Link elenco Reflexioni <<


Commenti

Gli articoli più letti

A tu per tu - Alfredo Doricchi

Alfredo Doricchi gestisce un canale YouTube dedicato principalmente alla fotografia analogica: “Alfredo Doricchi – Fotografia Argentica”. Oltre a pubblicare numerosi video dedicati alla tecnica, agli autori e alle attrezzature, spesso esprime il suo punto di vista su diversi argomenti a tema fotografico, offrendo interessanti spunti di riflessione. © Alfredo Doricchi Raccontaci di te e di come ti sei avvicinato alla fotografia. Ho 62 anni, sono un biologo e un designer. Ho scelto di esprimermi attraverso la fotografia perché mi è sembrata l’approdo naturale del mio percorso culturale, costituito dallo studio delle scienze naturali, della letteratura, della filosofia e delle arti pittoriche. C’è un genere fotografico che preferisci? Quali sono i tuoi autori preferiti? Il genere fotografico che pratico è la fotografia naturalistica, realizzata su pellicola, in bianco e nero. I miei autori preferiti non sono fotografi ma scrittori, filosofi, poeti e pittori, come Murakami Haruki, Martin H...

Fotografia e cinema - American Beauty

American Beauty è un film del 1999 scritto da Alan Ball e diretto da Sam Mendes Direttore della fotografia: Conrad L. Hall Trama: Lester Burnham, impiegato quarantenne, annoiato e depresso, cerca riscatto nella vita dopo che una serie di circostanze fortuite hanno dato una scossa alla sua esistenza.  ©DreamWorks, Jinks/Cohen Company Breve excursus: l’opera qui trattata ha vinto cinque premi oscar, tra cui quello per la fotografia. LINK ALLA GALLERIA DEI FOTOGRAMMI  Questo articolo è parte di una serie volta a riscoprire la fotografia nel cinema, se desiderate approfondire è presente un’introduzione esplicativa.  ©DreamWorks, Jinks/Cohen Company La sequenza iniziale, dove ammiriamo il classico quartiere benestante americano, immerso nel verde e costituito principalmente da ville.  ©DreamWorks, Jinks/Cohen Company E’ mattina, Lester sta per svegliarsi; si noti la postura scomposta, e il triste pigiama indossato. La luce si suppone provenga da una finestra, la qu...

Olympus OM Zuiko 24mm F 2.8 (versione 2) - Recensione

QUALITA' COSTRUTTIVA L’Olympus OM Zuiko 24mm F 2.8 risulta un obiettivo di ottima fattura. E’ costruito interamente in metallo, con la ghiera di messa a fuoco rivestita in gomma di ottima qualità. L’assemblaggio è ineccepibile senza giochi, le operazioni sono fluide. Si nota inoltre la completa assenza di viti a vista. ERGONOMIA L’obiettivo in prova è uno dei più piccoli e leggeri della serie OM. Montato sulla fotocamera, anche con l'adattatore il suo ingombro è limitato e permette un ottimo bilanciamento. La ghiera dei diaframmi gira in senso orario da F2.8 a F16 con scatti ben definiti ad ogni stop. La ghiera di messa a fuoco ruota in senso orario da infinito alla distanza di 25 cm; presenta un arco di rotazione molto ridotto (circa un quarto di giro). Sul campo non si sono avuti problemi nel focheggiare, per quanto un’escursione più ampia sarebbe stata apprezzata. La sezione della ghiera è abbastanza stretta, ma l’ottima presa e la facile identificazione al tatto rendono l’u...