Passa ai contenuti principali

Tamron SP 90mm F 2.5 macro (mod. 52B) - Recensione



QUALITA’ COSTRUTTIVA

Il corpo principale è in metallo, così come il portafiltri e le ghiere; queste ultime sono rivestite in gomma di eccellente qualità.
Non giudichiamo l’adattatore (in questo caso Olympus OM) perché non fa strettamente parte dell’obiettivo. Il sistema Adaptall-2 infatti consentiva di montare l'ottica su fotocamere di diverse marche utilizzando l'opportuno adattatore.
L’assemblaggio è curato, con assenza di movimenti interni. Solo la ghiera dei diaframmi risulta un po’ “leggera” nel funzionamento; esibisce inoltre un lieve gioco nel passaggio da un valore all’altro.


ERGONOMIA

Il Tamron in prova appare come un obiettivo mediamente compatto, di peso ragionevole. Come immaginabile essendo un macro, il corpo si estende abbastanza in fase di messa a fuoco, senza però causare particolare sbilanciamento.
La ghiera di messa a fuoco presenta un funzionamento ineccepibile. La rotazione è abbastanza contrastata, così da poter regolare con precisione i movimenti, e la gomma assicura una presa solidissima. Scorre in senso orario da infinito alla distanza minima di 39 centimetri, compiendo un giro completo. La ghiera dei diaframmi offre una buona presa sebbene abbia lo stesso diametro del corpo principale. Presenta scatti abbastanza definiti e ruota in senso orario da F2.5 a F32 comprese le mezze aperture (escluso da F16 in poi).
L’obiettivo consente un rapporto d’ingrandimento nativo pari a 1:2, migliorabile tramite l’ausilio di tubi. La ragionevole distanza di messa a fuoco consente di ritrarre agevolmente vari soggetti, con alcune limitazioni per quelli più piccoli.

 


 

LINK TEST QUALITA' OTTICA + DATI TECNICI



Nitidezza
A tutta apertura il risultato è apprezzabile. La prestazione al centro è buona per gli scatti ravvicinati, mentre ad infinito il livello è più che sufficiente. I cali ai bordi sono limitati e progressivi, non disturbano. E’ presente una lieve morbidezza, trascurabile anche considerato il buon livello di contrasto. Chiudendo a F4 si nota un netto miglioramento, con risultato complessivamente buono. A questo diaframma è possibile scattare foto paesaggistiche senza particolari rinunce.
Nelle prove campo abbiamo testato anche il diaframma intermedio tra F2.5 ed F4, chiamato in modo fittizio F2.8 (non potendo sapere quale sia il valore reale). Ebbene il miglioramento rispetto alla massima apertura risulta evidente, la qualità dell’immagine è molto simile a quella raggiunta a F4.
I diaframmi migliori sono F5.6 e F8, dove il livello qualitativo raggiunto è ottimo. A F11 sopraggiunge una forte diffrazione, il risultato è simile a F2.5, con l’unica differenza di una migliore prestazione ai bordi. Sconsigliamo questo diaframma a meno di esigenze particolari.
In generale possiamo definire la prestazione in questo campo come più che buona.

Aberrazioni cromatiche
Laterali: nulle a qualsiasi apertura. Longitudinali: di medio/basso livello a tutta apertura e basso a F4, scompaiono successivamente. Nelle prove sul campo la correzione automatica in fase di lavorazione le ha annullate, il loro impatto è praticamente nullo.
La prestazione del Tamron SP 90mm F 2.5 macro in questo campo è ottima.

Bokeh
Se pensate di utilizzare il Tamron SP 90mm F 2.5 macro per ritratti, avete fatto la scelta giusta. Lo sfocato a tutta apertura è ottimo sulle corte e medie distanze, con risultati a dir poco eccezionali. Perde un po’ alle lunghe distanze, dove l’obiettivo fatica maggiormente a separare il soggetto dallo sfondo. In ogni caso l’affollamento è sempre assente.
I punti luce a tutta apertura sono grandi, si intravede già la forma poligonale, ma senza recare particolare disturbo; quasi assente l’effetto occhi di gatto, che scompare successivamente. Chiudendo a F4 le dimensioni dei punti luce rimangono gradevoli, si accentua la forma poligonale ma anche qui l’effetto è limitato. Passare a F5.6 non cambia molto la situazione. Onion rings assenti a tutte le aperture.
Per riassumere, riguardo al bokeh il risultato dell’obiettivo in prova è quasi ottimo.

Coma
La coma è di lieve entità a tutta apertura, successivamente scompare.

Distorsione
Quasi nulla, del tipo a cuscinetto, in sostanza trascurabile per qualsiasi genere praticato.

Flare
I riflessi che appaiono non sono mai sovradimensionati, e risultano abbastanza trasparenti. Nelle situazioni normali non ci sono problemi, mentre in caso di fonti luminose molto intense possono comparire le velature. Raramente appaiono anche riflessi interni color arcobaleno, soprattutto a diaframmi chiusi quando il Tamron SP 90mm F 2.5 macro è leggermente più vulnerabile. Il contrasto nativo viene quasi sempre mantenuto.
Riassumendo il risultato in questa sezione è definibile come più che sufficiente.

Focus breathing
Riguardo al focus breathing, per questo obiettivo va fatto un discorso particolare. Considerata la lunga corsa della messa a fuoco, la variazione di focale da infinito al massimo ingrandimento è molto alta. Ruotare la ghiera solo fino alla tacca dei 50 centimetri causa un leggero miglioramento, ma lo scostamento è sempre rilevante. Consideratelo se intendete utilizzare il Tamron SP 90mm F 2.5 macro per le riprese video.

Sunstars
I raggi compaiono a F4, ma solo a F5.6 risultano visibili, per quanto insignificanti. A F8 assumono delle dimensioni accettabili pur senza essere ben definiti. F11 rappresenta il valore ideale, col quale raggiungono dimensioni e definizione buone; peccato per la perdita di nitidezza che rovina un po’ la festa. A F16 sono ancora più evidenti, ma visto il fortissimo calo di nitidezza e contrasto si sconsiglia di utilizzare quest’apertura. In generale possono essere sfruttati per dare un lieve tocco in più alle immagini, ma non sono un vero punto di forza.

Vignettatura
Di basso livello a tutta apertura, scompare da F4 in poi. Un ottimo risultato, nessuna correzione è stata applicata alle prove sul campo.

 

LINK PROVE SUL CAMPO - GALLERIA FOTO

 

CONCLUSIONI

Ciò che emerge dai dati rilevati definisce il Tamron SP 90mm F 2.5 macro come un obiettivo davvero valido. Risulta infatti forte in diversi aspetti, compresa la nitidezza, e non mostra veri punti deboli; solido di costruzione e dalla buona ergonomia. Considerando inoltre la capacità macro e l’ottimo comportamento nei ritratti, viene naturale consigliarlo.

PRO
- qualità costruttiva
- bokeh attraente
- nitidezza più che buona
- vignettatura trascurabile
- aberrazioni cromatiche lievi

CONTRO
- forte diffrazione a F11

GIUDIZIO

Qualità costruttiva:   
Ergonomia:                 
Ottica:                         

>> Link elenco recensioni pubblicate <<


Commenti

Gli articoli più letti

Olympus OM Zuiko 50mm F1.4 (versione 4) - Test di qualità ottica

  L'Olympus OM Zuiko 50mm F 1.4 è un obiettivo normale del sistema OM. Con luminosità e prestazioni superiori rispetto al più basico 50mm F 1.8, costituiva il naturale passo in avanti per il fotoamatore dell'epoca interessato a una miglior qualità. Come per altre ottiche Olympus, anche per questa abbiamo alcune varianti, che si distinguono per l'iscrizione sul frontalino e per il colore di quest'ultimo: - Versione 1, prodotta nel solo 1972, con iscrizione "OLYMPUS M SYSTEM G.ZUIKO AUTO-S 1:1.4 f=50mm" e frontalino color argento;  - Versione 2, prodotta negli anni dal 1972 al 1976, con iscrizione "OLYMPUS OM SYSTEM G.ZUIKO AUTO-S 1:1.4 f=50mm" e frontalino color argento. Il cambio di denominazione del sistema si deve a una controversia con Leica, che aveva anch'essa un "sistema M"; - Versione 3, prodotta negli anni dal 1976 al 1983, con iscrizione "OLYMPUS OM SYSTEM G.ZUIKO AUTO-S 1:1.4 f=50mm" e frontalino color nero; - Vers...

A tu per tu - Christian Formato

Christian Formato, del quale abbiamo apprezzato le foto su Instagram, è un fotografo dedito principalmente all’ambito paesaggistico naturale.  Nelle sue immagini a colori si apprezzano determinate scelte per quanto riguarda la post-produzione, improntate a una preferenza verso i toni freddi. Non mancano scatti in cui il paesaggio si combina all’astrofotografia, con qualche concessione al bianco e nero e alla fotografia d’architettura. © Christian Formato Raccontaci di te e di come ti sei avvicinato alla fotografia. Sono stato sempre un grande appassionato di fotografia sin da piccolo e, appena ho potuto, ho comprato la prima macchina fotografica. Da lì non ho più smesso di scattare foto dedicandomi, soprattutto, alle foto paesaggistiche. Quali sono i tuoi fotografi di riferimento? Ce ne sono molti! Per quanto riguarda la fotografia paesaggistica vorrei citare Art Wolfe, Sebastião Salgado e Ansel Adams. © Christian Formato Guardando nella tua galleria ci ha colpito la preferenza per...

La Dittatura dei Petali: quando la bellezza diventa oppressione

Uno dei temi più interessanti è legato al ruolo dell’estetica nell’arte in generale, e nella fotografia in particolare. La bellezza è qualcosa di sfuggente, non sempre definibile in modo chiaro e univoco; nonostante ciò, quando diventa motore per l’ispirazione, può dar vita a veri e propri capolavori universali. Questa contraddizione è uno degli aspetti più affascinanti del concetto di “bello”, nel quale, tuttavia, sono presenti anche dei lati oscuri. La bellezza, infatti, non è sempre e soltanto un fattore ispirante per l’arte, ma può essere anche un mero canone a cui adeguarsi, fino a perdere la propria identità.  Alcuni anni fa avevamo fatto la conoscenza di Tatiana Cardellicchio, la cui intervista potete leggere qui . Quest’artista salentina si esprime principalmente attraverso gli autoritratti, studiando accuratamente la posa, il contesto e gli elementi da aggiungere all’immagine. Nel seguire i suoi post di Instagram, sono rimasto colpito da alcune immagini che mi hanno lasc...