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Il fotografo è solo


Ciao a tutti, questa volta affrontiamo un tema semplice quanto significativo: chi accompagna il fotografo e come ci si relaziona sul campo?
Intendiamoci, questa non è una rubrica del cuore, e nemmeno una guida su come rimorchiare facendo leva sulla pesante attrezzatura…

Ipotizziamo che si voglia intraprendere un'uscita al solo scopo di scattare foto, preparando minuziosamente l'attrezzatura e studiando ogni possibile dettaglio del luogo: punti di interesse, postazioni per una perfetta ripresa, ecc; insomma, si sta organizzando una vera e propria missione fotografica. Chi portarsi dietro?

Facciamo varie ipotesi, partendo dal compagno/a: tutto bello nelle gite di coppia, il romanticismo, la condivisione ecc. Peccato che poco dopo aver intrapreso l’avventura sorgano i problemi, che si affacciano palesemente dopo i primi scatti. Verrete infatti colpiti dal mugugnare su come certi luoghi vadano impressi nella mente, il tempo sprecato nel cercare l’inquadratura, l’esagerazione nel curare i parametri di scatto… Mormorii che si tramutano in ampio e malcelato disappunto se utilizzate il treppiede e fate lunghe esposizioni. Che noia stare qui a far niente, cosa siamo venuti a fare… Ci siamo capiti, il seguito è un clamoroso “game over” garantito.

Ma intrepidi e indefessi noi insistiamo, sostenendo l’importanza di un valido appoggio morale. Chi non resiste alle famose gite in famiglia? Tutti a fotografare la natura con la famiglia (e figli al seguito)!
Che i bambini siano belli e teneri nessuno lo nega, che siano anche dei distruttori professionisti pure. Di norma, il genitore scaltro tiene sempre d’occhio i pargoli quando è libero, ma se è impegnato a fotografare… Del resto durante uno scatto particolarmente impegnativo può succedere di tutto: non possiamo infatti immaginare quanto un obiettivo possa essere utile come clava, o addirittura come escavatore! E’ importante ispezionare la geologia locale, che scherziamo! Di riciclo poi nemmeno a parlarne: gli oggetti violentati vengono lanciati e abbandonati senza pietà. Immaginate una scena del genere in montagna: “rolling cameras” suona bene, come un’ipotetica cover band del noto gruppo inglese :-)
Se qualcuno a questo punto pensa di cavarsela coi ragazzi più grandi è solo una pia illusione: a chi non è capitato di affidare qualcosa a figli adolescenti per poi scoprire (ormai a metà strada di ritorno) che l’hanno dimenticata chissà dove? Sono le catalessi tipiche di quell’età, come quando nel bel mezzo di una catarsi amorosa (pensando al proprio prediletto/a) camminano non a mezz’aria ma sulla vostra costosa attrezzatura... non aggiungo altro.

In tema famiglia potrei anche proporre i genitori, ma qui la bandiera bianca è istantanea: pur più pazienti e meno pericolosi, sarebbero inclini a controllare ogni vostro passo, per cui all’ennesima raccomandazione abbandonereste sfiniti ogni buona intenzione fotografica.

Ma facciamo un ultimo tentativo perdiana, forse il più realistico: altri amici fotografi! Anzi solo uno, giusto per non esagerare, vogliamo vincere facile. Viaggio di andata: positivo ed esaltato, parlando dei bei tempi come del più o del meno, con l’adrenalina in corpo per la missione fotografica in arrivo. Sul campo tutto a posto, con scatti a raffica in tutte le salse e scambio d’opinioni. A dirla tutta però cominciano a sorgere le prime divergenze sui metodi di scatto o sui percorsi da intraprendere. Era meglio la panoramica o la via breve? La situazione degenera quando si incomincia a discutere di massimi sistemi e filosofia fotografica, esponendo teorie contrapposte. Il culmine avviene con l’esibita affezione per questa o quella marca, giammai! E magari non si è nemmeno cultori dello stesso genere, per cui mentre voi volevate dedicarvi alla fioritura in alta quota, l’amico predilige scattare ritratti ai pastori alla festa della transumanza… Viaggio di ritorno: nebbioso, nervoso e con accenni pericolosi al derby calcistico della sera prima (del resto era rigore).

Cari ragazzi abbiamo scherzato, ho elencato un po’ di situazioni assurde ma che hanno un fondo di verità. Nessuno vieta di scattare in compagnia, può essere bello. Ma se intendete spingervi oltre, superare i vostri limiti, fatelo in solitaria. La libertà di girare per montagne selvagge, spiagge deserte o città affollate è qualcosa di unico, e noi lo sappiamo bene. Prendetevi tutto il tempo che serve, o il poco che vi rimane per qualche straordinaria esperienza sul pianeta terra. Il fotografo è solo ma per poco, una volta tornato avrà sicuramente qualcuno con cui condividere l’esperienza.
Buona fotografia a tutti

Paolo Marucco @135landscape

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