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La fotografia dei liminal spaces: tra nostalgia e incertezza

Un corridoio vuoto, un parcheggio deserto o una scuola dopo che tutti se ne sono andati.
Luoghi che sembrano sospesi nel tempo, in uno stato di attesa o di cambiamento: oggi parliamo di ‘spazi liminali’.

(Nel frattempo, vi ho preparato una playlist ad hoc per accompagnare la lettura:
https://open.spotify.com/playlist/1R7zhKdvZt1LoS5HXjtErV?si=016e38192d5e4c47 )


La fotografia dei liminal spaces è una tendenza visiva sempre più popolare che ha conquistato il web e gli appassionati di fotografia con la sua capacità di evocare sensazioni di nostalgia, incertezza e attesa.
Ma cosa sono esattamente questi "spazi liminali" e perché suscitano tanto fascino?
Per rispondere a queste domande, dobbiamo esplorare il concetto di "liminalità", la qualità delle immagini che li rappresentano, gli strumenti utilizzati nella fotografia e, infine, il motivo per cui queste immagini ci parlano così profondamente.


Cosa sono i liminal spaces?

Il termine "liminale" deriva dal latino limen, che significa "soglia", e si riferisce a uno spazio o a uno stato di transizione, un punto di passaggio tra due realtà. Gli spazi liminali sono ambienti che appartengono a una fase intermedia, un'area di passaggio tra un prima e un dopo, mai veramente definitivi.
Sebbene questi spazi possano essere fisicamente familiari – una casa d'infanzia svuotata dei suoi oggetti, un centro commerciale deserto o un corridoio di un ufficio all'ora tarda – vengono percepiti come strani e inquietanti quando vuoti o inaspettatamente silenziosi.
La familiarità si mescola con l'estraneità, creando una sensazione di nostalgia per qualcosa che è già scomparso o che non è più come lo ricordiamo.


La qualità delle immagini

Le immagini che catturano i liminal spaces condividono una serie di qualità che le rendono immediatamente riconoscibili. Spesso caratterizzate da un'atmosfera di solitudine e desolazione, queste fotografie enfatizzano spazi vuoti e privi di vita.
La composizione gioca un ruolo fondamentale: le inquadrature sono generalmente ampie, con un forte contrasto tra l'architettura e il vuoto che la circonda. Si notano lunghe linee orizzontali e verticali che creano una sensazione di vastità, ma anche di intrappolamento, come se lo spettatore fosse sospeso in un'area senza via di uscita.
Non vi è mai una presenza viva o una fonte di attività, il che contribuisce a quella sensazione di assenza che definisce questo tipo di fotografia.





Strumenti e tecniche nella fotografia di liminal spaces

Rappresentare queste ambientazioni solitamente non richiede necessariamente attrezzature sofisticate, ma la tecnica e l'intenzione sono essenziali. Spesso, i fotografi utilizzano camere DSLR o mirrorless con obiettivi grandangolari per catturare l'intera vastità di uno spazio.
L'uso di tempi di esposizione lunghi può aiutare a catturare l'atmosfera immobile e sospesa di questi luoghi, mentre un'apertura più piccola mantiene la messa a fuoco su tutta l'immagine, aumentando la sensazione di freddezza e distacco.
Inoltre, i fotografi tendono a scattare in orari particolari, come al tramonto o di notte, quando la luce è più morbida e le ombre più pronunciate. Questo accresce l'impressione di silenzio e solitudine.
I colori sono spesso desaturati, con toni freddi che accentuano il senso di vuoto e di distacco.


La luce

Un aspetto centrale della fotografia dei liminal spaces è la posizione della luce. In queste immagini, la luce non proviene mai dal soggetto principale o dall'interno dello spazio, ma è spesso posizionata dietro la fotocamera, illuminando l'ambiente da una posizione esterna e accentuando l'effetto di desolazione. Questo gioco di luci e ombre crea una distanza emotiva tra lo spettatore e lo spazio ritratto. La sensazione di lontananza è palpabile, come se l’ambiente stesso fosse un riflesso distorto della nostra realtà.
La luce, quindi, gioca un ruolo chiave nell'accentuare la desolazione e nel rendere visibile l'inquietudine intrinseca a questi spazi. 
 



 
I liminal spaces nei videogiochi
 
L’estetica dei liminal spaces ha trovato terreno fertile anche nel mondo dei videogiochi, dove ambienti vuoti e atmosfere sospese diventano parte integrante dell’esperienza.
Portal (2007), con i suoi corridoi sterili e test chamber deserte, è un esempio perfetto di spazio liminale: un luogo artificiale senza tempo né contesto, che trasmette al giocatore un senso di isolamento e irrealtà. 

 

 
Negli ultimi anni, giochi come Dreamcore (2023), Liminalcore (2024) e Pools (2024) hanno abbracciato pienamente questa estetica, offrendo mondi onirici e inquietanti che giocano sulla familiarità distorta degli ambienti. 
 

  
 
Questa corrente artistica si basa sul concetto di anemoia, ovvero la nostalgia per un tempo mai vissuto. Un tema che emerge chiaramente anche videogioco Anemoiapolis (2020), in cui il giocatore esplora ambienti che sembrano appartenere a un passato sfocato e indefinito, evocando un senso di familiarità spettrale e malinconica. 
 
 
 
 
Varianti Artistiche

Anche la Vaporwave, una corrente artistica che esplora e abbraccia i liminal spaces, ha dato vita a una variante visiva che amplifica questa estetica sospesa tra sogno e realtà. Hiroshi Nagai, con le sue illustrazioni di piscine deserte, strade immobili al tramonto e interni modernisti senza tempo, crea scenari che evocano solitudine e nostalgia. I suoi colori pastello e l'estetica anni '80 amplificano la sensazione di déjà vu e sospensione, ricordando, tra l'altro, la celebre cover dell'album For You di Tatsuro Yamashita, icona della city pop giapponese.
 

  
 
Perché i liminal spaces sono così affascinanti?

Il fascino dei liminal spaces risiede principalmente nella loro capacità di suscitare emozioni contrastanti. Da un lato, evocano una sensazione di nostalgia per periodi della vita che sono andati perduti o che non torneranno mai più. Un parcheggio deserto, ad esempio, potrebbe farci ricordare una visita a un centro commerciale quando eravamo giovani, o un corridoio vuoto potrebbe riportarci alla mente la sensazione di solitudine durante gli anni scolastici. Dall’altro, questi spazi ci parlano anche di transizione e incertezza. Sono luoghi sospesi tra il passato e il futuro, privi di una funzione chiara, ma pieni di possibilità.
La loro natura indefinita ci permette di proiettarvi sopra le nostre emozioni, creando uno spazio mentale che è tanto un rifugio quanto un luogo di ansia. Il concetto di "backrooms", ad esempio, evoca una sensazione di smarrimento e di perdita, un luogo che potrebbe essere familiare, ma che ci lascia con la sensazione di essere fuori posto, persi in un labirinto senza fine.
Questa qualità di "spazio in transito" richiama anche il tema universale della transitorietà, della consapevolezza che nulla dura per sempre.
La temporalità di questi luoghi, la loro capacità di trascendere un luogo o un tempo specifico, li rende irresistibilmente misteriosi, e allo stesso tempo profondamente familiari. L'assenza di vita o di attività, insieme alla mancanza di un luogo fisico facilmente definibile, conferisce a questi spazi un'aura quasi surreale, che ce li fa sentire fuori dalla realtà. 



La potenza emotiva

In definitiva, la fotografia dei liminal spaces non è solo una questione di tecnica fotografica, ma un potente strumento per esplorare le emozioni umane. Questi spazi, sospesi nel tempo e nello spazio, diventano una sorta di contenitore per i nostri ricordi, desideri e paure. Ci ricordano che, proprio come le persone e gli oggetti, anche gli ambienti sono transitori e mutabili, e che, talvolta, è proprio nelle zone di confine, negli spazi tra le cose, che si nascondono le emozioni più potenti e indimenticabili.

Greta Contardi @gretacontardi


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