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Vintage Digitale – Fujifilm S100fs





In questo episodio parliamo della Fujifilm S100fs, una compatta del 2008. Appartiene alla serie “S”, che comprende le compatte superzoom della casa; una delle ultime a montare dei sensori relativamente grandi, prima che l’azienda decidesse di continuare con modelli più economici.

Questo articolo fa parte di un progetto volto a riscoprire la fotografia CCD, se desiderate approfondire è presente un’introduzione esplicativa.   

SCHEDA TECNICA:
Sensore: 2/3” CCD (8.8 x 6.6 mm)
Megapixel: 11 (3840 × 2880 pixel)
Formato immagine: 4:3
Escursione focale: 28–400 mm (equivalente 35mm)
Apertura massima: F 2.8-5.3
Stabilizzazione ottica: Sì
Tempi di scatto: 30 S - 1/4000 S
Gamma ISO: 100-3200
Presenza controlli PASM: Sì
Formato RAW: Sì
Distanza minima messa a fuoco: 1 cm
Dimensioni schermo: 2,5 pollici
Risoluzione schermo: 230.000 dots
Schede di memoria compatibili: XD, SD, SDHC
Dimensioni: 133 x 94 x 150 mm
Peso: 918 g
Batterie: al litio
 
 
 
 
L’esperimento di questa puntata si concentra su di una compatta con un sensore decisamente più grande della media per le fotocamere dell’epoca: parliamo infatti di due terzi di pollice, incomparabile come superficie fino all’arrivo della Sony RX100 nel 2012. La mia attenzione è stata catturata dalla risoluzione non eccessiva, dalla luminosità dell’obiettivo al grandangolo, e dalla fama che questa serie si porta appresso. Per il resto mi sono concentrato su cosa si poteva ottenere di “serio”, utilizzando anche la modalità raw. Una delle caratteristiche più utili come accennato prima è il valore di luminosità F2.8 a 28mm: inoltre azionando lo zoom la luminosità cala progressivamente, per raggiungere gli effettivi F5.3 solo a 400mm. La stabilizzazione ottica inoltre dà una grossa mano in condizioni di luce scarsa.
I colori sono piacevoli, con toni piuttosto realistici; non sbiadiscono quasi mai, nemmeno in situazioni difficili. Insomma la qualità della Fujifilm in prova rispetto alle compatte economiche appare evidente.
Le immagini native in Jpeg con qualche piccolo ritocco sono buone, con un apprezzabile livello di dettaglio; se si vuole ottenere il massimo è possibile lavorare i raw, che consentono un buon margine di operazione. L’immagine ottenuta infatti è più nitida, i parametri possono essere calibrati meglio; peccato per l’assenza del profilo incorporato, bisogna infatti accontentarsi di quello Adobe. Detto questo, i colori ottenuti sono comunque piacevoli, a dispetto di una certa freddezza nel bilanciamento automatico del bianco.
Sono presenti i controlli PASM, per impostare i parametri a piacimento. Riguardo ai tempi di scatto, i 30 secondi di massimo rappresentano un’ottima caratteristica per le lunghe esposizioni notturne, mentre 1/4000 di secondo come tempo minimo sono eccezionali: permettono di scattare alla massima apertura in pieno giorno senza alcun limite.
Un’altra caratteristica simpatica delle compatte sono le inquadrature macro, qui possibili fino a un centimetro di distanza. Non si avrà la qualità di un obiettivo dedicato, ma per qualche scatto divertente va benissimo. La messa a fuoco rimane abbastanza rapida, magari la distanza di scatto non è praticissima per via della facilità con cui si rischia di ombreggiare il soggetto.
Riguardo allo sfocato, con un po’ di impegno si riescono ad ottenere discreti risultati per una compatta. Da vicino come comprensibile i risultati sono migliori, ad ogni modo la cremosità di fondo appare piacevole. A focali normali appare ben poco, l’unica soluzione è spingere un po’ col teleobiettivo, a patto di non ritrarre oggetti troppo grandi. In sostanza per ritratti meglio spingere verso i 300-400mm equivalenti e catturare una persona a mezzo busto.
Questa fotocamera, come diverse Fujifilm dell’epoca, era dotata della funzione simulazione pellicola, caratteristica che adesso spopola in tutte le marche. Sono presenti le colorazioni Provia (standard), Velvia, Astia, e ritratto; nella nostra galleria troverete delle foto prova con i vari settaggi. Una soluzione piacevole per poter regalare un tocco di colore differente alle immagini catturate.
In definitiva qual è l’utilizzo ideale per questa fotocamera? La S100fs si presta bene a molteplici utilizzi: buona come compagna di viaggio, se non siete spaventati dal peso che si avvicina al chilo, ma almeno copre un’abbondante varietà di focali. Ottima per sperimentare diversi generi, dai paesaggi ai ritratti. Grazie alle opzioni manuali ci si può divertire anche con qualche scatto più impegnativo, come le lunghe esposizioni. La discreta luminosità dell’obiettivo la rende molto più versatile di tanti modelli superzoom più recenti, anche in contesti di scarsa luminosità. Persino le inevitabili limitazioni nell’utilizzo, dovute all’abbondanza di comandi secondari, coinvolgono maggiormente nell’esperienza di scatto.
 
 

LINK GALLERIA FOTOGRAFICA


E ora passiamo a qualche aspetto più tecnico prima delle considerazioni finali.
In quanto a qualità costruttiva, la fotocamera si presenta con un corpo principale in plastica, con elementi secondari in metallo: il selettore modalità di ottima fattura, la filettatura filtri e altri dettagli dell’obiettivo, la slitta flash e l’alloggiamento del treppiede. L’assemblaggio è curato, tutte le ghiere e i pulsanti funzionano bene, con scatti o azionamenti definiti. Il corpo è grande all’incirca come una normale reflex; insomma non è proprio “compatta”, di conseguenza risulta impossibile riporla in una tasca. Quello che impressiona è il peso: 918 grammi sono tanti per la categoria, e alla lunga si fanno sentire. E’ presente un’impugnatura sul lato anteriore, mente al posteriore c’è una pratica sporgenza metallica per il pollice; nonostante ciò, il tutto risulta persino troppo “ristretto” persino per chi ha mani medio/piccole. In generale si percepiscono gli ingombri di una mirrorless, ma senza particolari pregi nell’utilizzo pratico.
Utilizzare la Fujifilm in prova risulta poco intuitivo. L’ergonomia dei comandi risente dell’anzianità di progetto; qualsiasi operazione di base (ISO, esposizione, selezione voci nel menu, ecc) richiede la selezione di più tasti, allungando i tempi di utilizzo. Ad esempio per cambiare il valore iso bisogna tenere premuto il pulsante dedicato, scorrere con le freccette fino al valore desiderato e rilasciare. Purtroppo anche l’istogramma risente di questa filosofia: è disponibile in tempo reale, ma per attivarlo bisogna tenere premuto il pulsante dedicato; come immaginabile ad ogni cambio di valore dell’esposizione andrà ricontrollato con la stessa modalità.
È presente la modalità manuale, così come la possibilità di utilizzare impostazioni personalizzate; la ghiera dei comandi risulta comodissima, ben manovrabile. I tasti sono leggermente piccoli ma abbastanza in rilievo, e restituiscono un buon riscontro tattile. Fantastico l’azionamento manuale dello zoom, che consente di variare la focale girando la ghiera, come sugli obiettivi d’epoca. Il riscontro operativo risulta eccellente, le regolazioni di precisione sono possibili senza sforzi, molto meglio della classica levetta.
Lo schermo per quanto piccolo risulta abbastanza definito, ed è utilizzabile in esterno nonostante un leggero calo di visibilità con luce intensa; risulta pieghevole verso l’alto o in basso, così da agevolare lo scatto alle angolazioni più difficili. Discreto il mirino elettronico, abbastanza grande per quanto non super definito, comunque avanti rispetto ai suoi contemporanei.
Le prestazioni sono in generale sufficienti, il sistema non è velocissimo ma risulta privo di impuntamenti. Stesso discorso per la messa a fuoco, valida anche in carenza di luce. L’obiettivo ha una qualità più che buona, si nota la differenza rispetto a quelli delle compatte recenti. A tutte le focali garantisce un’ottima nitidezza, con un fisiologico calo verso le focali più lunghe; il contrasto è sempre adeguato.
La qualità d’immagine come accennato prima è buona, sopra la media, grazie ai non eccessivi undici megapixel.

Il rumore digitale è gestito bene. Risulta contenuto fino ai 400 ISO, ma persino a 800 e 1600 l’immagine risulta utilizzabile con qualche rinuncia. Solo al limite di 3200 la fotocamera si arrende, restituendo un’immagine con pochissimi dettagli. In ogni caso le tonalità dei colori rimangono fedeli a qualsiasi valore, pregio non da poco.
Le aberrazioni cromatiche sono in genere contenute, anche se è inevitabile qualche alone nelle situazioni più estreme.
 

CONCLUSIONI

La Fujifilm S100fs è una fotocamera di qualità, appetibile dai collezionisti ma anche da coloro i quali desiderano provare un’esperienza di scatto sotto certi aspetti unica. Ideale anche per chi vuole sperimentare, sebbene ci siano diverse alternative più compatte e pratiche. Da evitare per i principianti, che rimarrebbero spiazzati dalla non facile ergonomia.

Paolo Marucco @135landscape

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